Visualizzazione post con etichetta IO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IO. Mostra tutti i post

martedì 25 settembre 2012

Arroganza

Un bambino è semre in grado di stupirvi, farà cose che voi nemmeno immaginate sia possibile che lui faccia, riuscirà laddove nessuno lo pensava possibile e accetterà sfide più grandi di lui senza mai arrendersi.

Un bambino trova vie che non vediamo, le percorre da solo per conseguire i suoi obiettivi (che il più delle volte solo il sentirsi dire quanto è bravo) e reinventa tutto il mondo.

Un bambino si ferma sconfortato di fronte a cose di una semplicità disarmante, resta li ad aspettare che qualcuno lo prenda per mano e lo porti avanti, ha paura di sciocchezze, si fa bloccare da soffi di vento e ha bisogno di noi, del nostro aiuto per procedere.

Quando un bambino si ferma di fronte al compito "troppo difficile" di leggere una parola o l'ora, di allacciarsi le scarpe, di imparare una filastrocca, le tabelline, a contare i soldi chi cazzo siamo noi per dire che non ci arriva, che è un fallito, che è stupido?
Non avete nemmeno idea del fastidio che mi danno gli arroganti che si comportano così!

venerdì 29 giugno 2012

invidia

C'è un'invidia buona e un'invidia cattiva.

L'invidia buona è quella che si prova quando si vede che qualcuno ha qualcosa di bello e lo vorremmo anche noi.
Che bello il giardino del mio vicino, ne voglio anch'io uno così ben tenuto, devo proprio impegnarmi per riuscirci, adesso vado a comprare un po' di fiori e piante e mi metto subito al lavoro!
Che vacanza fichissima, avessi risparmiato ora potrei andare anch'io, l'anno prossimo mi impegnerò di più in modo da farcela!
L'invidia buona ci sprona a dare il massimo per ottenere il meglio.

L'invidia cattiva è quella che di fronte alla constatazione di un qualcosa di bello che appartiene a un altro lo si vorrebbe distruggere
Ma com'è possibile che abbia un giardino così bello? Domani è prevista tempesta, chissà che glielo distrugga tutto!
Che vacanza fichissima che fa, chissà come ha fatto a guadagnarsela, spero proprio che gli vada male che non se la meritava.
L'invidia cattiva ci peggiora perché invece di spingerci a dare il massimo cava fuori da noi i pensieri e le intenzioni peggiori, quasi che il nostro stato dipendesse da come va la vita agli altri.

Io non ho sempre avuto una vita semplice, ma non c'è stato un momento in cui abbia desiderato distruggere qualcosa di bello che un altro si era guadagnato, persino alle elementari quando arrivò in classe mia una ragazzina che regolarmente era migliore di tutti per quanto arrabbiata e frustrata non mi sono mai sognata di metterla in cattiva luce con la maestra.
Ovvio che di fronte alla raccomandazione e al guadagno ingiusto mi arrabbio, ma mai, nemmeno per un istante mi è passato per la testa di arrabbiarmi e augurare male al mio amico che ha pubblicato un libro che vende benissimo, ecco perché leggendo che in molti l'hanno fatto ci son rimasta male.

"Ti perdonano tutto tranne il successo" ha detto lui e io mi sono intristita, non tanto per ciò che ha subito, ma perché esiste gente che si fa così accecare dall'invidia da risultare crudele e meschina.

lunedì 25 giugno 2012

Il compito più difficile

Per me il compito più difficile è quello di alzarsi e di guardarsi allo specchio provando orgoglio per la persona che vi si vede riflessa.
Il compito più difficile è riconoscere che quella persona nonostante gli errori e tutto il resto è rimasta coerente con se stessa.
Ma il realtà il compito più difficile non è specchiarsi e vedere tutto questo, ma agire per tutto il giorno in modo che domani sia possibile tornare a specchiarsi sorridendo.

mercoledì 6 giugno 2012

Elogio dei difetti


Sono abbondante. E allora? Vorrà dire che c'è più carne da abbracciare, più calore da dare.
Sono testadra. E con ciò? Ho più caparbietà nell'inseguire le mie idee.
Sono superba. Ebbene sì, con me niente false modestie: io conosco il mio valore e vogio che anche gli altri lo conoscano.
Ho cicatrici che mi disegnano il corpo in modo più personale e autentico dei tatuaggi perché ognuna di loro ha una sua storia.

Perdo facilmente la voce, così devo stare attenta e cercare di urlare poco, cosa che mi riesce poco...
Ho i legamenti delle gambe un po' corti, lo stretching non fa per me, ma almeno questo mi ha fatto sviluppare muscoli forti.
Con chi ha più di 12 anni controllo a fatica la rabbia e se esplodo son fuochi d'artificio, motivo per cui la gente cerca di non farmi arrabbiare.

Grazie ai miei difetti sono unica, se tutti fossimo privi di difetti saremmo tutti noiosamente uguali.


sabato 2 giugno 2012

Come tutti...

Nella mia vita mi sono circondata di perfetti idioti ed emeriti imbecilli, ma ho anche conosciuto e apprezzato persone buone, intelligenti, reative e stimolanti. Non dimentico né i primi né i secondi, entrambi han fatto di me ciò che sono.
Ho commesso molti errori e ho compiuto scelte difficili in modo corretto quando altri non ci sarebbero riusciti, solo in questo modo sono arrivata dove sono, grazie agli errori e alle scelte corrette, non rinnego nulla.
Mi sono ubriacata, sono rimasta lucida quando tutti scleravano, ho riso e pianto, ho scritto e ho smesso di scrivere e ho ricominciato a scrivere, ho reso i miei genitori orgogliosi di me e li ho anche resi tristi e preoccupati per me. Ho disegnato arrabbiandomi per non riuscire a mettere sul foglio ciò che provavo e vedevo, ho amato, ho odiato, ho disprezzato, me ne sono fregata, ho dato l'anima per cause giuste e per cause sbagliate, mi sono impegnata fino in fondo, ho contemplato estasiata, mi sono immersa nella natura, ho nuotato nuda, ho ascoltato musica urlando, sono corsa in bici lontana da tutto e tutti sperando di non vedere più nessuno, ho sognato la fine dell'umanità e ho amato anche i peggiori.

La sapete una cosa? Alla fine non ho fatto nulla di diverso da ciò che hanno fatto tutti e va bene così :-)

lunedì 14 maggio 2012

Varie ed eventuali su di me

Se vuoi sapere qualcosa da me chiedimelo, farai prima ed eviterai la figuraccia di fatti sorprendere a fare l'investigatore privato, perché tanto io ti vedrò e il mio sorriso ti sarà insopportabile.

Se hai bisogno di un favore chiedimelo, se posso te lo farò, anche se ti porto rancore non vuol dire che vada a cercare vendetta.

Sono distratta, se vuoi che ti saluti fatti notare, se vuoi qualcosa dimmelo a chiare lettere, se non ti piace qualcosa che faccio o dico fammelo presente in modo inequivocabile, non esistono altre possibilità di comunicare con me: sono troppo, davvero troppo addormentata.

Sono diretta perché è così che vorrei che gli altri fossero con me.

Se hai voglia di insultare ricorda che son portata a rispondere e generalmente NON vale la legge fisica che ad ogni azione corrisponde una rezione uguale e contraria, io non sono molto brava a misurare.

Tendo a dare molto, tendo a pretendere molto, è per questo che relazionarsi con me è difficile.

Ho un carattere complicato.

E mi piace.


venerdì 11 maggio 2012

Un'amica scomoda

Una buona amica deve essere per definizione scomoda perché deve dirti in faccia la realtà.
Io sono felice di avere amici scomodi

mercoledì 9 maggio 2012

Arrabbiarsi

Io sono una grande esperta in arrabbiature, mi arrabbio tanto e in modo furioso, pensate che persino gli dei si ispirano a me per manifestare rabbia: pioggia di lapilli e persone trasformate in statue di sale? Bazzecole di fronte alla furia distruttrice che mi prese quando cercarono di tagliarmi fuori dalla compagnia!
Chiarito questo punto e in qualità di esperta mi permetto di dare alcuni consigli sulle arrabbiature:
  1. Mai permettere a un'arrabbiatura di farvi venire la gastrite, piuttosto andate a prendere a manganellate l'auto del vicino che non ha disinserito l'allarme e suona da tre giorni e tre notti ininterrottamente, ma non urlate a vuoto: la rabbia deve avere un giusto, soddisfacente scopo o non ha senso!
    L'arrabbiatura è come il fuoco, serve se dovete scaldarvi o cucinare, diventa inutilmente pericolosa se non avete come usarla perché può appiccarsi ale tende dell'anima e distruggere tutto.
  2. Mai permettere a un'arrabbiatura di gonfiarsi dentro di voi fino ad esplodere, fatela sfogare man mano che si presenta, questo comporta il grosso vantaggio di poterla controllare e di non saltar contro a qualcuno per un nonnulla. Non c'è nulla di peggi che ingoiare un rospo dopo l'altro sino a quando siamo così tesi e nervosi da aggredire verbalmente (e magari non solo) chi abbiamo di fronte anche se non ha fatto nulla di male. Avete presente? Dopo una settimana di vessazioni il collega ci urta e ci macchia i jeans con il caffé, al che si scusa, si prostra, ci offre un caffé per blandirci, ma ormai si è così pieni d'ira per altre cose ben più gravi che lo aggrediamo come se ci avesse ammazzato il cane davanti agli occhi. Ecco: questo non va bene, era molto meglio dire allo stronzo del piano di sopra cosa pensavamo della sua gestione del nostro lavoro coi clienti, così passavamo per persone con le palle che si fanno rispettare e non per pazzi schizzofrenici.
  3. Mantenere sempre almeno un livello basico di lucidità: l'ira tende a prendere il predominio, se l'ira prende il controllo della situazione è la fine perché la bastarda si alimenta da sé e in un lampo avrete fatto o detto una quantità tale di cazzate che una vita intera non basterebbe a riappianare.
Almeno questo è ciò che anch'io tendo a fare... e quando sento che sto per esplodere e non ce la faccio proprio più mi chiudo in bagno e urlo sottovoce fino a perdere il fiato, tiro dolcissimi pugnetti all'aria e immagino di prendere a calci l'oggetto della mia ira sino a quando non sento che mi è passata almeno un po' ;-)

venerdì 20 aprile 2012

Preghiera (nel caso in cui Dio esista)

Signore, ti prego, se esisti non farmi sprecare la mia vita.
Vedo troppe persone vicino a me far scorrere i giorni nel niente, ti prego, se esisti e mi vedi fare qualcosa del genere tirami una sberla e rimettimi in carreggiata che non si può smettere di vivere solo per noia, il mondo è pieno di cose da fare!

domenica 15 aprile 2012

salvagenti

Cosa si deve fare quando si vede una persona che affoga? Semplice, le si lancia un salvagente.
Perché non può essere così semplice quando si vede una persona affogare nel mare della vita? Perché non si può gettare un salvagente di buonsenso a chi affoga nelle stronzate che dice e/o pensa?
Voglio raccontarvi una favola che forse tutti voi già conoscerete, è la favola della piccola fiammiferaia.

C'era una volta un'orfanella così povera che per campare era costretta a vendere per pochi soldi scatole di fiammiferi, Quelle scatole di fiammiferi rappresentavano le buone idee e le potenzialità che lei aveva che andava a svendere ringraziando chi gliele comprava e mentre diventava sempre più povera, sempre più arida, con sempre meno luce interiore.
Una notte però aveva tanto freddo che decise di usare un po' di quella calda luce per cercare il modo di salvarsi, ecco allora che accese un fiammifero e vide una bella casa illuminata e calda con l'albero di Natale fatto e sotto tanti bei doni incartati, insomma: la sua capacità creativa era ridotta a raccontarsi sciocchezze certa che ciò l'avrebbe scaldata. Se avesse deciso di muoversi per tempo forse avrebbe potuto pensare di rimpinguare la sua luce, di creare un caldo fuoco, di attingere all'esterno per ottenere qualcosa, ma non lo fece, imagino qualcosa di vacuo e irreale, una realtà che non era la sua. La fiammiferaia immaginava che quel che sognava era la realtà, ma ovviamente questa sua convinzione non era sufficiente e intanto l'inverno la gelava.
E infatti il fiammifero si spegne presto e subito ne deve accendere un altro, così lo sfrega e ora vede la tavola imbandita di ogni ben di Dio e sente le carole e tutto l'allegro chiacchiericcio, la neve non cade più sui suoi capelli, ma fuori dalla bella casa dove si trova. Ecco: un'altra occasione di usare la propria luce in modo costruttivo è svanita e l'illusione creata ad arte scalda, ma solo per un poco, come tutte le balle che ci si racconta per convincersi che si è felici nonostante tutto che quel che si ha è quel che si vuole ecc...
Come ben sapete le rimane solo il terzo fimmifero, starà alla piccola fiamiferaia scegliere cosa farne: lo userà in modo costruttivo o lo sprecherà come gli altri? Io voglio sperare che anche se tardivamente attinga a quel che resta delle sue risorse per fare qualcosa di buono, ma già so che non sarà così: lo accenderà a vuoto e sognerà della nonna che se la prenderà e porterà in Paradiso dove la piccola continuerà a sognare mentre in realtà è morta e stecchita senza più risorse, senza più speranza, senza più vita.

Cosa si deve fare quando si vede qualcuno gettare la propria vita alle ortiche? Quali sono i salvagenti che si devono usare con chi si ammazza a furia di raccontarsi balle? Io non lo so, davvero non lo so, ma provo grande pietà.

favola liberamente tratta da "Donne che corrono coi lupi"

lunedì 2 aprile 2012

snob

è inutile: io sono una snob e mi piace esserlo.
Mi piace sentirmi più degli altri, probabilmente è brutto, ma è così.
E il peggio è che non mi va nemmeno di cambiare, mi adoro!!!

giovedì 22 marzo 2012

Non voglio Ken

Non so che farmene di Ken, fisicamente non è niente male, ma credo che in quanto a personalità e materia cerebrale lasci parecchio a desiderare...
D'altro canto io non sono Barby, quindi immagino di non rappresentare una grande attrattiva per i vari Ken in circolazione.

La mia professoressa d'italiano delle superiori mi disse che avevo un carattere troppo duro e usavo troppo la testa per trovare facilmente un ragazzo che mi apprezzasse, ma che non sarebbe stato un problema così grosso. Aveva ragione.


mercoledì 21 marzo 2012

Perdono

E' lungo, chi non ha tempo o voglia di leggere tutto può guardare solo le parti sottolineate.

Per noi cresciuti in famiglie di stampo cattolico credo sia normale aver sentito parlare spesso e volentieri di perdono: "porgi l'altra guancia", "bisogna perdonare", "impara a sopportare con pazienza e perdona chi ti fa del male" son tutte frasi che più o meno in questa variante ci avranno detto nonni e genitori.
Il problema è che perdonare non è facile e nessuno ci insegna come si fa.

La questione del perdono è lunga e complessa, per partire c'è da chiedersi se sia davvero giusto chiedere a chiccessia di perdonare. Non parlo di perdonare piccoli torti o dispettucci, parlo di perdonare chi ci ha fatto veramente del male,- cose sull'onda dell'adulto che ha molestato un bambino/a-, in questi casi è giusto chiedere alla vittima di perdonare?
Con che coraggio io posso dire a un'amica di perdonare il ragazzo che si è ubriacato e l'ha investita paralizzandola, un padre padrone che l'ha oppressa, una madre che l'ha ricattata psicologicamente per anni per piegarla ai suoi capricci, l'amica che si fingeva tale solo per poterla meglio pugnalare alle spalle quando lei era più vulnerabile, ecc...?
Credo che l'unico motivo valido per cui io possa avanzare una simile richiesta è se questo perdono serva in primis a far vivere meglio la vittima dell'abuso e a tutti quelli pronti a dire che il genitore a cui hanno assassinato brutalmente i figli deve perdonare io rispondo:-Cazzate.-.

Non è vero che si deve perdonare tutto a tutti, l'ho sempre sostenuto e ora, in un libro che ho letto di recente si parla di un interessante perdono in percentuale. L'autrice sostiene che perdonare è un passo importante per il proprio equilibrio interiore e per poter tornare a vivere anche dopo aver subito profonde ferite, ma che non è facile, che il perdono autentico giunge dopo un percorso interiore e che spesso non si può perdonare tutto, ma perdonare almeno in parte è già qualcosa di grande. Secondo lei chi riesce a perdonare attorno al 70% di un grave torto può aspirare alla santità.
Che idea confortevole! Quante volte mi son detta "a tizia posso anche perdonare questo e quello, ma quest'ultima cosa proprio no!" adesso scopro che anche quello era perdono e anche quello aveva valore :-)

Mi fa davvero piacere.

Sempre a proposito di perdono un altro importantissimo punto l'ho iniziato ad approfondire leggendo Famiglia crisitana. A me Famiglia cristiana non piace, lo reputo un giornaletto solo apparentemente innocuo foriero di tanti concetti non proprio ottimi, però i miei lo leggono e così quando passo a trovarli lo sfoglio anch'io, in genere con la sguardo critico di chi cerca qualcosa da giudicare al peggio. Lo ammetto, sono una carogna.
Mentre ero così intenta nel mio passatempo da stronza incappo in un articolo dove si parla di tradimento e chi scrive sostiene che perdonare in quattro e quattr'otto una ferita profonda come quella di un tradimento non è una buona cosa. Non è buona perché il perdono non è autentico (a meno che, aggiungo io, non ce ne freghi nulla di chi abbiamo di fronte e allora non c'è una vera ferita per cui perdonare) e non è buona perché un siffatto perdono è come uno schiaffo in faccia al perdonato, un po' come dirgli "guarda come son santo a perdonarti e tu come sei stronzo ad aver trattato male ME così buono e caritatevole".
Da quel che ho potuto capire un perdono di questo tipo è un buon metodo per allontanare il perdonato.
Caro signore di cui non ricordo manco il nome: hai ragione! Hai perfettamente ragione! Io odio chi mi dice "ti perdono" quando so che in cuor suo non è così.
Sempre continuando con l'esempio del tradimento: che senso ha dire "ti perdono e ti riaccolgo in casa" se a questo non segue un serio percorso di ricostruzione della coppia? Che senso ha dire a una persona ti perdono se poi si è pronti a cercare rivalsa e vendetta non appena la vita ce lo consentirà? Un siffatto perdono non solo non è perdono, ma è un qualcosa di viscido e subdolo che si mette il vestito da festa di qualcun'altro per farti sentire una persona peggiore senza per questo smettere di cercare di ottenere soddisfazione.
Ma ve la immaginate una coppia dove un coniuge perdona l'altro del tradimento solo per tenerselo in casa sino a quando anche lui/lei non lo tradirà a sua volta per pareggiare i conti? Detto così sembra folle, ma trasposto in altri ambiti (amicizia, lavoro, ecc...) accade costantemente.

A questo perdono preferisco un sanissimo "vaffanculo".

Mi spiace per chi non appreza un linguaggio colorito, ma le parolacce questa volta ci stavano tutte.

NOTE:
il libro a cui faccio riferimento è "donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés

martedì 20 marzo 2012

Attendo

Oggi mi sono seduta e mi sono messa ad aspettare.
Credo che aspetterò ancora un po'.

Oggi mi sono seduta e ho pensato "aspetterò che i tempi siano colmi".
E' stato un pensiero semplice e rassicurante perché implica che non tutto dipende da noi, che da qualche parte, là fuori, c'è un uccello giraviti che stringe una giuntura di qua e una vite di là e forse è lui che fa girare il mondo, o se non altro contribuisce più di noi.
Questo non è un inno all'inerzia, sono sempre una convinta fautrice delle filosofie che vedono l'impegno alla base del successo, ma oggi non farò nulla, attenderò che i tempi siano colmi, imparerò la pazienza che è forse la cosa più dura da imparare, imparerò il tempismo, e soprattutto non farò niente, perché, -ora lo so-, ci sono momenti in cui la migliore azione è l'assenza di azione, che tuttavia è azione anch'essa se scelta coscientemente.



note linguistiche
  1. Malgrado mi piacerebbe esserne l'ideatrice devo dire che l'immagine dell'uccello che gira le viti del mondo non è mia ma di Haruki Murakami 
  2. L'espressione i tempi sono colmi è biblica, gli ebrei immaginavano il tempo come una grande clessidra, quando questa si colmava andava girata. Dire che i tempi sono colmi equivale grossomodo a dire che i tempi sono maturi, ma mi piace di più l'espressione ebraica con tutte le risonanze positive che scatenano nella mia testa: colmo, abbondante, seni e ventri colmi, vita che nasce, ricchezza e fertilità, ecc...

    P.S.
    Lo sapevate che ogni singola parola od espressione scatena una serie di rimandi emotivi e/o logici all'interno del nostro cervello? Un po' come una mosca che cadendo in un determinato punto della tela del ragno la fa vibrare in un determinato modo che solo il ragno avverte e sa interpretare. Il nostro cervello purtroppo non è abile quanto il ragno e spesso noi usiamo le parole a vanvera facendo violenza alla lingua o agiamo in un determinato modo influenzati da certe parole e la pubblicità ci fa da padrona. Non ci credete? Allora perché mai nei menù dei ristoranti viene proposta l'anatra selvaggia in crema di mais e non l'anatra selvatica con la polenta? ;-)

giovedì 15 marzo 2012

Materia informe, mancanza di volontà e sproloqui

A volte i pensieri restano inerti per anni, poi qualcosa li smuove e iniziano a delinearsi, ma son rimasti fermi per così tanto tempo che ora appaiono come una massa nebulosa e informe che difficilmente si riesce ad esporre a parole; ma un po' alla volta impariamo a riconoscerne i lineamenti e così possiamo iniziare a metterli insieme, una parola dopo l'altra. E' quando avviene questo che mi rendo conto che le parole non servono per pensare, ma aiutano, perché solo mettendo il pensiero in parole riesco a definirne meglio le caratteristiche, a coglierne falle e punti di forza. Ecco perché tengo un blog, per riordinare i miei pensieri in parole.

Fatta questa premessa inizierò qui di seguito ad esporre un pensiero che è ancora in divenire, motivo per cui le mie parole saranno forse poco comprensibili per i più e forse anche per me.

Avete mai pensato che a volte le persone sono terribilmente sollevate di non poter fare ciò che dicono di desiderare più della loro stessa vita?
Mi spiego: io vado in giro a dire che se potessi fare questo e quest'altro mondo, lo dico fondamentalmente perché son parole ed è facile pronunciarle, perché so che le cose andrebbero fatte in quel modo e per tutta una serie di motivazioni che sono ben distanti dal mio reale desiderio di agire in un determinato modo.
"Se io potessi farei il sindaco e risistemerei le strade della città!", già, per fortuna che nessuno mi eleggerebbe, lo sapete che rottura di balle far rifare le strade?
"Amore, se potessi ti seguirei ovunque, anche in capo al mondo!" per fortuna ci sono ottimi motivi per far sì che io non ti segua se tu dovessi decidere di andare a fare il missionario in una landa desolata dell'Africa dove ci sono sparatorie e linciaggio un giorno sì e l'altro anche.

Voglio dire: a parlere siamo bravi tutti, ma a muoversi... beh, quello è una faticata! E spesso fa anche paura.
Allora che facciamo? Parliamo e parliamo e poi malediciamo il mondo e questo e quello per non aver potuto fare ciò che di certo solo le condizioni avverse ci hanno impedito di fare!

Ma non prendiamoci in giro: se non lo facciamo in linea di massima è perché non lo vogliamo fare: io per prima.

venerdì 9 marzo 2012

Autoritratto non convenzionale di una tartarugola

Io sono una specie in via d'estinzione, non nel senso che vivo in una strada che si chiama "d'estinzione", ma nel senso che gente che usa il cervello ce n'è sempre meno.
Io leggo, non guardo la TV, ascolto chi mi parla.
Io sono troppo di tante cose per essere socialmente accettabile:
i miei occhi sono troppo belli, la mia testa troppo funzionante, le mie convinzioni troppo ferme, la mia cultura troppo fuori dalle righe: manchevole di certe cose e ricca di altre -mai quelle che dovrebbero essere-.
Per continuare con i troppo: la mia lingua è troppo lunga e il mio spirito troppo acido -come si direbbe dalle mie parti ho "una lingua che taglia e cuce"- e i miei occhi, nonostante la miopia, vedono troppo, troppo lontano.
A peggiorare la situazione c'è il fatto che ho una testa pensante, ma sono carina, so truccarmi meglio di tante che si atteggiano a gran signore e sempre meglio di loro so stare alle regole del loro mondo vuoto e vacuo. E riguardo alle loro regole sono io che decido consapevolmente quando rispettarle e quando no. Non esiste regola che io abbia remore ad infrangere se non fa parte del mio personale codice di comportamento etico a cui mi attengo con una rigidità da bacchettona: IO non cambio mai le regole a mio piacimento,  anche quando ci rimetto. Quel che è valido per gli altri lo è anche per me e vice versa, non esistono due pesi e due misure.
In molti pensano che io sia dura e spietata -sì, anche spietata mi hanno definita-, ma i bambini, tutti, mi ammirano e mi vogliono bene perché sanno che sono sempre coerente e giusta e questo vorrà pur dire qualcosa.
Amo cucinare, odio pulire il bagno, ma faccio entrambe le cose perché odio ancora più usare un bagno che non è bello pulito.
Odio anche riordinare, mi pare che l'ordine soffochi la mente e la creatività, per cui, siccome il disordine non mi disturba, tendo a non riordinare un granché e di conseguenza la mia casa è sempre caotica e questa è una cosa su cui probabilmente le varie signore hanno da spettegolare parecchio. Se devo essere sincera la cosa mi fa piacere, non trovo sia giusto apparire come impeccabili, rende antipatici.
Conosco molta gente. Ho pochi amici. I miei amici ucciderebbero per me se glielo chiedessi.


giovedì 8 marzo 2012

In cucina...

Ebbene sì, adoro cucinare, sarà anche per questo che resto un po' abbondante, ma che ci volete fare? La vita è una sola (oddio, si ipotizzano tante altre vite, ma una è quella certa), per cui non mi va di sprecarla stando perennemente a dieta!
Quindi oggi cucinerò un bel pollo al curry.
Lo mangerò a cena, ma dovrò iniziare a prepararlo ora perché la carne deve marinare nella salsa di jogurt bianco non zuccherato e curry fino a stasera (così la carne si farà tenera e saporita!!! Slurp!!!) lo cucinerò perché mi piace, perché è un atto creativo e perché nulla come la cucina ci insegna a relazionarci con noi  e con gli altri.

Cucinare ci insegna la pazienza, la costanza, la creatività, l'impegno. Ci insegna che è necessario rispettare delle regole per raggiungere un determinato risultato, ma allo stesso tempo ci insegna che è solo infrangendo quelle regole che si può ottenere qualcosa di sorprendentemente buono (o cattivo); ci insegna a non scordare nemmeno il più piccolo degli elementi, ma anche che in assenza di un condimento se ne può utilizzare un altro senza per questo rendere il piatto meno saporito; ci insegna che tutto è importante per la riuscita, ma nulla indispensabile; ci insegna a orchestrare tanti costituenti diversi armonizzandoli e soprattutto ci insegna che a partire da una manciata di sapori è possibile creare un'infinità di ricette tutte differenti.
E' così che funziona la vita, chiunque cucini inizia a prenderne coscienza e a far suoi questi insegnamenti, per cui cucinate e insegnate a cucinare, è un grande atto d'amore che farete :-)

domenica 4 marzo 2012

La verità è che non ce la faccio proprio ad essere azzurra quando sto vicino ai miei genitori.
Mi innervosisce sentire la loro costante preoccupazione e disapprovazione. Avverto sotto la superficie amorevole che sono scontenti di me, delle mie scelte e quindi mi innervosisco e vorrei urlare che io invece sono contentissima di me e delle mie scelte, ma so che le mie urla resterebbero inascoltate e poiché un albero che cade senza essere visto in realtà non è caduto, taccio.


Errando vado

Una fucina di sbagli 
mi forgia errore dopo errore
Solo io col mio errare
procedendo da ognuno apprendo

lunedì 27 febbraio 2012

Nessuna pietà, nessun rimorso

Mi ero riproposta di non scrivere più da arrabbiata, purtroppo i miei propositi vengono meno in questo istante.
Sapete cosa c'è? C'è che certe persone si comportano in un modo così fastidioso da lasciarti un'unica parola in bocca "VAFFANCULO".
A volte guardo (anche solo motefaricamente) certe persone e quello che mi chiedo è: "possibile che non si renda conto che non è il centro dell'universo? Che non giriamo tutti attorno a lui/lei? Possibile che abbia un Ego e un'arroganza tanto smisurate da fargli/farle credere che null'altro conta a parte i suoi desideri?"
Freud ci pasteggerebbe con gente del genere, bloccati allo stadio orale, piccoli nell'anima seppur grandi all'anagrafe continuano a nutrire la ferma convinzione che tutti noi ambiamo a soddisfare le loro esigenze a nutrire la loro anima anche a discapito della nostra vita e del nostro bene.
Un amore del genere potrà anche essere quello dei genitori verso i figli, ma non di certo quello di una persona adulta per un'altra persona adulta autosufficiente!

Provo sincera avversione per simili individui parassitari e non resiste nessun tipo di pena. Se io fossi Dio punirei più loro di tanti altri peccatori, ma per loro fortuna io non sono Dio, né (contrariamente a loro) credo di esserlo, per cui il mio sfogo finisce qui, con un ultimo avvertimento per coloro che io inserisco a mio arbitrario giudizio in questa categoria:

io non sono Dio, quindi non posso punirvi, ma non avrete nessuna pietà, quindi non implorate: è tempo perso.