Credo che l'aver rinunciato alla nostra natura nomade in favore della stanzialità ci abbia danneggiati come esseri umani.
Abbiamo biusogno del viaggio come esperienza esteriore e interiore, ma anche esteriore e abbiamo bisogno di un determinato tipo di viaggio che non può e non deve essere solamente turismo
Ricordate che preferisco l'ironia alla serietà e leggete le mie parole con leggerezza.
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martedì 18 settembre 2012
lunedì 25 giugno 2012
Il compito più difficile
Per me il compito più difficile è quello di alzarsi e di guardarsi allo specchio provando orgoglio per la persona che vi si vede riflessa.
Il compito più difficile è riconoscere che quella persona nonostante gli errori e tutto il resto è rimasta coerente con se stessa.
Ma il realtà il compito più difficile non è specchiarsi e vedere tutto questo, ma agire per tutto il giorno in modo che domani sia possibile tornare a specchiarsi sorridendo.
Il compito più difficile è riconoscere che quella persona nonostante gli errori e tutto il resto è rimasta coerente con se stessa.
Ma il realtà il compito più difficile non è specchiarsi e vedere tutto questo, ma agire per tutto il giorno in modo che domani sia possibile tornare a specchiarsi sorridendo.
mercoledì 6 giugno 2012
Elogio dei difetti
Sono abbondante. E allora? Vorrà dire che c'è più carne da abbracciare, più calore da dare.
Sono testadra. E con ciò? Ho più caparbietà nell'inseguire le mie idee.
Sono superba. Ebbene sì, con me niente false modestie: io conosco il mio valore e vogio che anche gli altri lo conoscano.
Ho cicatrici che mi disegnano il corpo in modo più personale e autentico dei tatuaggi perché ognuna di loro ha una sua storia.
Perdo facilmente la voce, così devo stare attenta e cercare di urlare poco, cosa che mi riesce poco...
Ho i legamenti delle gambe un po' corti, lo stretching non fa per me, ma almeno questo mi ha fatto sviluppare muscoli forti.
Con chi ha più di 12 anni controllo a fatica la rabbia e se esplodo son fuochi d'artificio, motivo per cui la gente cerca di non farmi arrabbiare.
Grazie ai miei difetti sono unica, se tutti fossimo privi di difetti saremmo tutti noiosamente uguali.
martedì 5 giugno 2012
Umiltà
Pensare in modo complesso e articolato, valutare più punti di vista e conseguenze è ciò che contraddistingue (o dovrebbe cottraddistinguere) il pensiero adulto da quello infantile e adolescenziale, si potrebbe erroneamente ritenere che questo pensiero sia migliore, la realtà èche è un pensiero semplicemente diverso e talvolta i bambini, nella loro semplicità riescono a cogliere meglio di tanti filosofi dilettanti la realtà che ci circonda. Non dimentichiamo questa realtà quando ci relazioniamo con menti più semplici e lineari e per questo ci sentiamo migliori: loro possono essere più incisivi di noi, tremendamente più incisivi.
martedì 29 maggio 2012
Fantasia
La fantasia è un fuoco. Non tutti possono giocarci.
E' proprio così, perché la fantasia brucia quando la si adopera a ruota libera e fa male, fa tanto male.
Non l'avevo mai capito io che senza sforzo è da quando sono nata che vivo in un mondo dove il fantastico ha preso prepotentemente il sopravvento, dopo anni e anni di esercizio so perfettamente quando qualcosa è frutto della mia fantasia e quando no, so quando penso a qualcosa perché mi piacerebbe che fosse così e quando la penso perché è così, ovvio che dovesse esserlo per tutti.
Invece no, paradossalmente la dimestichezza all'uso della fantasia si perde con gli anni, la realtà si fonde con la fantasia e ci si convince delle peggiori cose in nome della fantasia. Un po' come la capacità di digerire il latte che molti adulti conservano e molti perdono, insomma: la fantasia funziona al contrario dei fiammiferi! Mentre i bambini che giocano coi fiammiferi rischiano di bruciarsi e gli adulti invece sanno come fare, con la fantasia sono i bambini i veri esperti e loro non si bruciano mai (o quasi), purtroppo altrettanto non si può dire per la maggiorparte della popolazione "matura".
E' proprio così, perché la fantasia brucia quando la si adopera a ruota libera e fa male, fa tanto male.
Non l'avevo mai capito io che senza sforzo è da quando sono nata che vivo in un mondo dove il fantastico ha preso prepotentemente il sopravvento, dopo anni e anni di esercizio so perfettamente quando qualcosa è frutto della mia fantasia e quando no, so quando penso a qualcosa perché mi piacerebbe che fosse così e quando la penso perché è così, ovvio che dovesse esserlo per tutti.
Invece no, paradossalmente la dimestichezza all'uso della fantasia si perde con gli anni, la realtà si fonde con la fantasia e ci si convince delle peggiori cose in nome della fantasia. Un po' come la capacità di digerire il latte che molti adulti conservano e molti perdono, insomma: la fantasia funziona al contrario dei fiammiferi! Mentre i bambini che giocano coi fiammiferi rischiano di bruciarsi e gli adulti invece sanno come fare, con la fantasia sono i bambini i veri esperti e loro non si bruciano mai (o quasi), purtroppo altrettanto non si può dire per la maggiorparte della popolazione "matura".
mercoledì 11 aprile 2012
istinto o vocazione?
Non c'è sofferenza più grande che percepire di non adempiere alla funzione che si è chiamati a svolgere nel più profondo del nostro essere. Vincent Van Gogh sapeva di essere chiamato a dipingere, aveva mollato tutto e dipingeva e questo anche nei momenti peggiori gli avrà portato una qualche forma di sollievo, da contro chi non asseconda la chiama vive una vita di pura deprivazione interiore. Avere una missione e combattere per portarla a termine è ciò di cui noi abbiamo bisogno. Noi aneliamo a uno scopo ultimo.
Nessun discorso sulla religione, la politica o l'impegno sociale in questo post, infatti se da un lato molte persone perseguono scopi più o meno positivi, ci sono anche serial killer che uccidono per avere un fine ultimo e malgrado io aborra ciò devo riconoscere che anche questo loro gesto può far fronte al bisogno intrinseco di dare una determinata direzione alla propria esistenza. Si tratta solo di una constatazione perciò: noi vogliamo avere uno scopo, perché vivere per vivere pare non bastarci.
E' forse questo che ci contraddistingue dalle bestie? O è solamente un istinto particolarmente complesso simile a quello che spinge gli animali ad accoppiarsi in determinati periodi o a compiere percorsi di migrazione in altri?
Nessun discorso sulla religione, la politica o l'impegno sociale in questo post, infatti se da un lato molte persone perseguono scopi più o meno positivi, ci sono anche serial killer che uccidono per avere un fine ultimo e malgrado io aborra ciò devo riconoscere che anche questo loro gesto può far fronte al bisogno intrinseco di dare una determinata direzione alla propria esistenza. Si tratta solo di una constatazione perciò: noi vogliamo avere uno scopo, perché vivere per vivere pare non bastarci.
E' forse questo che ci contraddistingue dalle bestie? O è solamente un istinto particolarmente complesso simile a quello che spinge gli animali ad accoppiarsi in determinati periodi o a compiere percorsi di migrazione in altri?
giovedì 22 marzo 2012
Non voglio Ken
Non so che farmene di Ken, fisicamente non è niente male, ma credo che in quanto a personalità e materia cerebrale lasci parecchio a desiderare...
D'altro canto io non sono Barby, quindi immagino di non rappresentare una grande attrattiva per i vari Ken in circolazione.
La mia professoressa d'italiano delle superiori mi disse che avevo un carattere troppo duro e usavo troppo la testa per trovare facilmente un ragazzo che mi apprezzasse, ma che non sarebbe stato un problema così grosso. Aveva ragione.
D'altro canto io non sono Barby, quindi immagino di non rappresentare una grande attrattiva per i vari Ken in circolazione.
La mia professoressa d'italiano delle superiori mi disse che avevo un carattere troppo duro e usavo troppo la testa per trovare facilmente un ragazzo che mi apprezzasse, ma che non sarebbe stato un problema così grosso. Aveva ragione.
mercoledì 21 marzo 2012
Perdono
E' lungo, chi non ha tempo o voglia di leggere tutto può guardare solo le parti sottolineate.
Per noi cresciuti in famiglie di stampo cattolico credo sia normale aver sentito parlare spesso e volentieri di perdono: "porgi l'altra guancia", "bisogna perdonare", "impara a sopportare con pazienza e perdona chi ti fa del male" son tutte frasi che più o meno in questa variante ci avranno detto nonni e genitori.
Il problema è che perdonare non è facile e nessuno ci insegna come si fa.
La questione del perdono è lunga e complessa, per partire c'è da chiedersi se sia davvero giusto chiedere a chiccessia di perdonare. Non parlo di perdonare piccoli torti o dispettucci, parlo di perdonare chi ci ha fatto veramente del male,- cose sull'onda dell'adulto che ha molestato un bambino/a-, in questi casi è giusto chiedere alla vittima di perdonare?
Con che coraggio io posso dire a un'amica di perdonare il ragazzo che si è ubriacato e l'ha investita paralizzandola, un padre padrone che l'ha oppressa, una madre che l'ha ricattata psicologicamente per anni per piegarla ai suoi capricci, l'amica che si fingeva tale solo per poterla meglio pugnalare alle spalle quando lei era più vulnerabile, ecc...?
Credo che l'unico motivo valido per cui io possa avanzare una simile richiesta è se questo perdono serva in primis a far vivere meglio la vittima dell'abuso e a tutti quelli pronti a dire che il genitore a cui hanno assassinato brutalmente i figli deve perdonare io rispondo:-Cazzate.-.
Non è vero che si deve perdonare tutto a tutti, l'ho sempre sostenuto e ora, in un libro che ho letto di recente si parla di un interessante perdono in percentuale. L'autrice sostiene che perdonare è un passo importante per il proprio equilibrio interiore e per poter tornare a vivere anche dopo aver subito profonde ferite, ma che non è facile, che il perdono autentico giunge dopo un percorso interiore e che spesso non si può perdonare tutto, ma perdonare almeno in parte è già qualcosa di grande. Secondo lei chi riesce a perdonare attorno al 70% di un grave torto può aspirare alla santità.
Che idea confortevole! Quante volte mi son detta "a tizia posso anche perdonare questo e quello, ma quest'ultima cosa proprio no!" adesso scopro che anche quello era perdono e anche quello aveva valore :-)
Mi fa davvero piacere.
Sempre a proposito di perdono un altro importantissimo punto l'ho iniziato ad approfondire leggendo Famiglia crisitana. A me Famiglia cristiana non piace, lo reputo un giornaletto solo apparentemente innocuo foriero di tanti concetti non proprio ottimi, però i miei lo leggono e così quando passo a trovarli lo sfoglio anch'io, in genere con la sguardo critico di chi cerca qualcosa da giudicare al peggio. Lo ammetto, sono una carogna.
Mentre ero così intenta nel mio passatempo da stronza incappo in un articolo dove si parla di tradimento e chi scrive sostiene che perdonare in quattro e quattr'otto una ferita profonda come quella di un tradimento non è una buona cosa. Non è buona perché il perdono non è autentico (a meno che, aggiungo io, non ce ne freghi nulla di chi abbiamo di fronte e allora non c'è una vera ferita per cui perdonare) e non è buona perché un siffatto perdono è come uno schiaffo in faccia al perdonato, un po' come dirgli "guarda come son santo a perdonarti e tu come sei stronzo ad aver trattato male ME così buono e caritatevole".
Da quel che ho potuto capire un perdono di questo tipo è un buon metodo per allontanare il perdonato.
Caro signore di cui non ricordo manco il nome: hai ragione! Hai perfettamente ragione! Io odio chi mi dice "ti perdono" quando so che in cuor suo non è così.
Sempre continuando con l'esempio del tradimento: che senso ha dire "ti perdono e ti riaccolgo in casa" se a questo non segue un serio percorso di ricostruzione della coppia? Che senso ha dire a una persona ti perdono se poi si è pronti a cercare rivalsa e vendetta non appena la vita ce lo consentirà? Un siffatto perdono non solo non è perdono, ma è un qualcosa di viscido e subdolo che si mette il vestito da festa di qualcun'altro per farti sentire una persona peggiore senza per questo smettere di cercare di ottenere soddisfazione.
Ma ve la immaginate una coppia dove un coniuge perdona l'altro del tradimento solo per tenerselo in casa sino a quando anche lui/lei non lo tradirà a sua volta per pareggiare i conti? Detto così sembra folle, ma trasposto in altri ambiti (amicizia, lavoro, ecc...) accade costantemente.
A questo perdono preferisco un sanissimo "vaffanculo".
Mi spiace per chi non appreza un linguaggio colorito, ma le parolacce questa volta ci stavano tutte.
NOTE:
il libro a cui faccio riferimento è "donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés
giovedì 15 marzo 2012
Materia informe, mancanza di volontà e sproloqui
A volte i pensieri restano inerti per anni, poi qualcosa li smuove e iniziano a delinearsi, ma son rimasti fermi per così tanto tempo che ora appaiono come una massa nebulosa e informe che difficilmente si riesce ad esporre a parole; ma un po' alla volta impariamo a riconoscerne i lineamenti e così possiamo iniziare a metterli insieme, una parola dopo l'altra. E' quando avviene questo che mi rendo conto che le parole non servono per pensare, ma aiutano, perché solo mettendo il pensiero in parole riesco a definirne meglio le caratteristiche, a coglierne falle e punti di forza. Ecco perché tengo un blog, per riordinare i miei pensieri in parole.
Fatta questa premessa inizierò qui di seguito ad esporre un pensiero che è ancora in divenire, motivo per cui le mie parole saranno forse poco comprensibili per i più e forse anche per me.
Avete mai pensato che a volte le persone sono terribilmente sollevate di non poter fare ciò che dicono di desiderare più della loro stessa vita?
Mi spiego: io vado in giro a dire che se potessi fare questo e quest'altro mondo, lo dico fondamentalmente perché son parole ed è facile pronunciarle, perché so che le cose andrebbero fatte in quel modo e per tutta una serie di motivazioni che sono ben distanti dal mio reale desiderio di agire in un determinato modo.
"Se io potessi farei il sindaco e risistemerei le strade della città!", già, per fortuna che nessuno mi eleggerebbe, lo sapete che rottura di balle far rifare le strade?
"Amore, se potessi ti seguirei ovunque, anche in capo al mondo!" per fortuna ci sono ottimi motivi per far sì che io non ti segua se tu dovessi decidere di andare a fare il missionario in una landa desolata dell'Africa dove ci sono sparatorie e linciaggio un giorno sì e l'altro anche.
Voglio dire: a parlere siamo bravi tutti, ma a muoversi... beh, quello è una faticata! E spesso fa anche paura.
Allora che facciamo? Parliamo e parliamo e poi malediciamo il mondo e questo e quello per non aver potuto fare ciò che di certo solo le condizioni avverse ci hanno impedito di fare!
Ma non prendiamoci in giro: se non lo facciamo in linea di massima è perché non lo vogliamo fare: io per prima.
Fatta questa premessa inizierò qui di seguito ad esporre un pensiero che è ancora in divenire, motivo per cui le mie parole saranno forse poco comprensibili per i più e forse anche per me.
Avete mai pensato che a volte le persone sono terribilmente sollevate di non poter fare ciò che dicono di desiderare più della loro stessa vita?
Mi spiego: io vado in giro a dire che se potessi fare questo e quest'altro mondo, lo dico fondamentalmente perché son parole ed è facile pronunciarle, perché so che le cose andrebbero fatte in quel modo e per tutta una serie di motivazioni che sono ben distanti dal mio reale desiderio di agire in un determinato modo.
"Se io potessi farei il sindaco e risistemerei le strade della città!", già, per fortuna che nessuno mi eleggerebbe, lo sapete che rottura di balle far rifare le strade?
"Amore, se potessi ti seguirei ovunque, anche in capo al mondo!" per fortuna ci sono ottimi motivi per far sì che io non ti segua se tu dovessi decidere di andare a fare il missionario in una landa desolata dell'Africa dove ci sono sparatorie e linciaggio un giorno sì e l'altro anche.
Voglio dire: a parlere siamo bravi tutti, ma a muoversi... beh, quello è una faticata! E spesso fa anche paura.
Allora che facciamo? Parliamo e parliamo e poi malediciamo il mondo e questo e quello per non aver potuto fare ciò che di certo solo le condizioni avverse ci hanno impedito di fare!
Ma non prendiamoci in giro: se non lo facciamo in linea di massima è perché non lo vogliamo fare: io per prima.
domenica 11 marzo 2012
Tu non sei un buon amico
Tu, che cerchi di impormi la tua idea, non sei un buon amico.
E' un buon amico colui che discute con me e nel rispetto mi contrasta con argomentazioni espresse nel reciproco rispetto, non chi vuole sovrapporre il suo credo al mio.
Tu, che non accetti il mio operato, non sei un buon amico.
E' un buon amico colui che anche disapprovando il mio operato lo accetterà, nel senso che lascerà che io proceda per la mia strada anche commettendo errori.
Tu, che mi vuoi modellare a tua immagine e somiglianza (o a qualsiasi altra immagine e somiglianza),non sei un buon amico.
E' un buon amico colui che sa sempre che si è persone distinte e mi vuol bene perché sono io, non perché spera di trasformarmi in qualcos'altro.
E' un buon amico colui che discute con me e nel rispetto mi contrasta con argomentazioni espresse nel reciproco rispetto, non chi vuole sovrapporre il suo credo al mio.
Tu, che non accetti il mio operato, non sei un buon amico.
E' un buon amico colui che anche disapprovando il mio operato lo accetterà, nel senso che lascerà che io proceda per la mia strada anche commettendo errori.
Tu, che mi vuoi modellare a tua immagine e somiglianza (o a qualsiasi altra immagine e somiglianza),non sei un buon amico.
E' un buon amico colui che sa sempre che si è persone distinte e mi vuol bene perché sono io, non perché spera di trasformarmi in qualcos'altro.
giovedì 8 marzo 2012
In cucina...
Ebbene sì, adoro cucinare, sarà anche per questo che resto un po' abbondante, ma che ci volete fare? La vita è una sola (oddio, si ipotizzano tante altre vite, ma una è quella certa), per cui non mi va di sprecarla stando perennemente a dieta!
Quindi oggi cucinerò un bel pollo al curry.
Lo mangerò a cena, ma dovrò iniziare a prepararlo ora perché la carne deve marinare nella salsa di jogurt bianco non zuccherato e curry fino a stasera (così la carne si farà tenera e saporita!!! Slurp!!!) lo cucinerò perché mi piace, perché è un atto creativo e perché nulla come la cucina ci insegna a relazionarci con noi e con gli altri.
Cucinare ci insegna la pazienza, la costanza, la creatività, l'impegno. Ci insegna che è necessario rispettare delle regole per raggiungere un determinato risultato, ma allo stesso tempo ci insegna che è solo infrangendo quelle regole che si può ottenere qualcosa di sorprendentemente buono (o cattivo); ci insegna a non scordare nemmeno il più piccolo degli elementi, ma anche che in assenza di un condimento se ne può utilizzare un altro senza per questo rendere il piatto meno saporito; ci insegna che tutto è importante per la riuscita, ma nulla indispensabile; ci insegna a orchestrare tanti costituenti diversi armonizzandoli e soprattutto ci insegna che a partire da una manciata di sapori è possibile creare un'infinità di ricette tutte differenti.
E' così che funziona la vita, chiunque cucini inizia a prenderne coscienza e a far suoi questi insegnamenti, per cui cucinate e insegnate a cucinare, è un grande atto d'amore che farete :-)
Quindi oggi cucinerò un bel pollo al curry.
Lo mangerò a cena, ma dovrò iniziare a prepararlo ora perché la carne deve marinare nella salsa di jogurt bianco non zuccherato e curry fino a stasera (così la carne si farà tenera e saporita!!! Slurp!!!) lo cucinerò perché mi piace, perché è un atto creativo e perché nulla come la cucina ci insegna a relazionarci con noi e con gli altri.
Cucinare ci insegna la pazienza, la costanza, la creatività, l'impegno. Ci insegna che è necessario rispettare delle regole per raggiungere un determinato risultato, ma allo stesso tempo ci insegna che è solo infrangendo quelle regole che si può ottenere qualcosa di sorprendentemente buono (o cattivo); ci insegna a non scordare nemmeno il più piccolo degli elementi, ma anche che in assenza di un condimento se ne può utilizzare un altro senza per questo rendere il piatto meno saporito; ci insegna che tutto è importante per la riuscita, ma nulla indispensabile; ci insegna a orchestrare tanti costituenti diversi armonizzandoli e soprattutto ci insegna che a partire da una manciata di sapori è possibile creare un'infinità di ricette tutte differenti.
E' così che funziona la vita, chiunque cucini inizia a prenderne coscienza e a far suoi questi insegnamenti, per cui cucinate e insegnate a cucinare, è un grande atto d'amore che farete :-)
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martedì 6 marzo 2012
Solitudine
Tutti prima o poi sperimentano la solitudine.
C'è chi lo fa per scelta e chi lo fa perché gli capita, ma è un esperienza che accomuna tutto il genere umano ed è bene trarrne i giusti insegnamenti.
C'è un'espressione "si nasce soli e si muore soli", credo che stia a indicare il fatto che malgrado noi si sia animali sociali, e duque strettamente vincolati agli altri, nei momenti più importanti della nostra vita dobbiamo cavarcela facendo affidamento unicamente sulle nostre forze.
Ecco perché è importante sperimentare la solitudine e cercare nella solitudine quel contatto prezioso con la nostra interiorità che ci sosterrà quando necessariamente dovremo farcela da soli.
I neonati devono imparare a percepirsi come entità distinte dalla madre (o da chi li accudisce), noi dobbiamo imparare a percepirci come entità autosufficienti, dobbiamo imparare a volerci bene nel senso più profondo, dobbiamo dialogare con noi stessi, prenderci i nostri spazi, senza timore di restare soli, perché in ogni momento avremo il nostro io interiore su cui poter contare. Crescere è anche questo, è la capacità di prenderci cura di noi anche se non c'è nessun altro e in questo senso la solitudine (temporanea, ricercata, emancipata o semplicemente capitata) non può farci che bene.
C'è chi lo fa per scelta e chi lo fa perché gli capita, ma è un esperienza che accomuna tutto il genere umano ed è bene trarrne i giusti insegnamenti.
C'è un'espressione "si nasce soli e si muore soli", credo che stia a indicare il fatto che malgrado noi si sia animali sociali, e duque strettamente vincolati agli altri, nei momenti più importanti della nostra vita dobbiamo cavarcela facendo affidamento unicamente sulle nostre forze.
Ecco perché è importante sperimentare la solitudine e cercare nella solitudine quel contatto prezioso con la nostra interiorità che ci sosterrà quando necessariamente dovremo farcela da soli.
I neonati devono imparare a percepirsi come entità distinte dalla madre (o da chi li accudisce), noi dobbiamo imparare a percepirci come entità autosufficienti, dobbiamo imparare a volerci bene nel senso più profondo, dobbiamo dialogare con noi stessi, prenderci i nostri spazi, senza timore di restare soli, perché in ogni momento avremo il nostro io interiore su cui poter contare. Crescere è anche questo, è la capacità di prenderci cura di noi anche se non c'è nessun altro e in questo senso la solitudine (temporanea, ricercata, emancipata o semplicemente capitata) non può farci che bene.
domenica 4 marzo 2012
Errando vado
Una fucina di sbagli
mi forgia errore dopo errore
Solo io col mio errare
procedendo da ognuno apprendo
giovedì 1 marzo 2012
Logica, retorica, estetica
Trovo che nella vita ci sia bisogno di apprendere tre materie che purtropo a scuola nessuno insegna più: logica, retorica ed estetica. Nessuno lo fa ed è un vero peccato.
Perché insegnare la logica?
Perché permetterebbe a molte persone di iniziare a far funzionare il cervello in modo coerente. Eviteremmo in tal modo di scontrarci con l'ottusità di certi impiegati e burocrati (non tutti per fortuna), potremmo ragionare certi che il nostro interlocutore segua il nostro percorso mentale e potremmo ipotizzare che le scelte fatte abbiano un loro fondamento logico e che qualora questo mancasse, facendolo notare si possa ottenere un cambiamento di rotta.
In un mondo dove la logica fosse più rigorosa i napoletani non riufiuterebbero più di avere discariche perché capirebbero che senza le discariche la spazzatura finirebbe nelle strade e davanti le scuole, il che è peggio, la spazzatura non verrebbe più bruciata perché capirebbero che se la si brucia si liberano sostanze tossiche nell'aria e poiché noi respiriamo ciò non è bene, ecc... i leghisti invece capirebbero che un'eccessiva chiusura al diverso non è attuabile in una società multietnica (come sta diventando la nostra) e si adopererebbero per un'integrazione intelligente, dove gli immigrati operosi sarebbero integrati in modo corretto nel sistema lavorativo italiano e quelli delinquenti verrebbero sbattuti in carcere e mandati a casa (insomma, quel che ora molti leghisti vorrebbero fare con tutti gli immigrati). Inoltre al nord e al sud i lavori verrebbero svolti in modo organizzato, si sarebbe più efficienti, ecc...
Perché insegnare la retorica?
Perché anche se la logica permette di mettere ordine nei pensieri è giusto avere un buon mezzo per esporli. Si deve apprendere il modo corretto di esporre un'idea, di difenderla, di pubblicizzarla. Sì, di pubblicizzarla, perché se io credo in una determinata idea voglio che anche altri mi seguano, allora è bene che io sappia metterne in rilievo gli aspetti positivi. La retorica permetterebbe di evitare le risse verbali che si vedono in TV dove ognuno salta sopra agli altri senza nemmeno lasciar loro concludere un pensiero perché la retorica prevede che si contesti DOPO aver ascoltato, smontando il pensiero dell'avversario! La retorica contribuirebbe anche allo sviluppo di pensieri migliori, perché la corretta esposizione del mio punto di vista e di quello di chi la pensa differentemente da me permetterebbe a chi ascolta di sviluppare idee intermedie che sfruttano i punti forti di entrambe le posizioni.
Perché insegnare l'estetica?
Perché la ricerca del bello è insita nella natura umana e vivere nell'assenza di bello ci degrada. Abbiamo bisogno di vivere in ambienti stimolanti, dobbiamo imparare ad apprezzare un buon cibo, un bel film, una poesia commovente, una musica armoniosa, un quadro, un oggetto di arredamento, un corpo belli. Dobbiamo imparare a riconoscere il bello dal non bello, perché solo questa distinzione ci farà capire cosa val la pena di inseguire e cosa no, quali modelli sono dettati dalla moda e quali dall'estetica. L'estetica a modo suo ci renderebbe liberi e migliori, senza contare che la contemplazione del bello e il suo riconoscimento apre la mente e l'anima. Come il nostro cervello ha bisogno di logica per funzionare a dovere, così ha bisogno di creatività per inventare nuove forme e lo studio dell'estetica ci può aiutare anche a sviluppare la creatività perché strettamente legato al lato creativo che è presente in tutti noi.
Perché insegnare la logica?
Perché permetterebbe a molte persone di iniziare a far funzionare il cervello in modo coerente. Eviteremmo in tal modo di scontrarci con l'ottusità di certi impiegati e burocrati (non tutti per fortuna), potremmo ragionare certi che il nostro interlocutore segua il nostro percorso mentale e potremmo ipotizzare che le scelte fatte abbiano un loro fondamento logico e che qualora questo mancasse, facendolo notare si possa ottenere un cambiamento di rotta.
In un mondo dove la logica fosse più rigorosa i napoletani non riufiuterebbero più di avere discariche perché capirebbero che senza le discariche la spazzatura finirebbe nelle strade e davanti le scuole, il che è peggio, la spazzatura non verrebbe più bruciata perché capirebbero che se la si brucia si liberano sostanze tossiche nell'aria e poiché noi respiriamo ciò non è bene, ecc... i leghisti invece capirebbero che un'eccessiva chiusura al diverso non è attuabile in una società multietnica (come sta diventando la nostra) e si adopererebbero per un'integrazione intelligente, dove gli immigrati operosi sarebbero integrati in modo corretto nel sistema lavorativo italiano e quelli delinquenti verrebbero sbattuti in carcere e mandati a casa (insomma, quel che ora molti leghisti vorrebbero fare con tutti gli immigrati). Inoltre al nord e al sud i lavori verrebbero svolti in modo organizzato, si sarebbe più efficienti, ecc...
Perché insegnare la retorica?
Perché anche se la logica permette di mettere ordine nei pensieri è giusto avere un buon mezzo per esporli. Si deve apprendere il modo corretto di esporre un'idea, di difenderla, di pubblicizzarla. Sì, di pubblicizzarla, perché se io credo in una determinata idea voglio che anche altri mi seguano, allora è bene che io sappia metterne in rilievo gli aspetti positivi. La retorica permetterebbe di evitare le risse verbali che si vedono in TV dove ognuno salta sopra agli altri senza nemmeno lasciar loro concludere un pensiero perché la retorica prevede che si contesti DOPO aver ascoltato, smontando il pensiero dell'avversario! La retorica contribuirebbe anche allo sviluppo di pensieri migliori, perché la corretta esposizione del mio punto di vista e di quello di chi la pensa differentemente da me permetterebbe a chi ascolta di sviluppare idee intermedie che sfruttano i punti forti di entrambe le posizioni.
Perché insegnare l'estetica?
Perché la ricerca del bello è insita nella natura umana e vivere nell'assenza di bello ci degrada. Abbiamo bisogno di vivere in ambienti stimolanti, dobbiamo imparare ad apprezzare un buon cibo, un bel film, una poesia commovente, una musica armoniosa, un quadro, un oggetto di arredamento, un corpo belli. Dobbiamo imparare a riconoscere il bello dal non bello, perché solo questa distinzione ci farà capire cosa val la pena di inseguire e cosa no, quali modelli sono dettati dalla moda e quali dall'estetica. L'estetica a modo suo ci renderebbe liberi e migliori, senza contare che la contemplazione del bello e il suo riconoscimento apre la mente e l'anima. Come il nostro cervello ha bisogno di logica per funzionare a dovere, così ha bisogno di creatività per inventare nuove forme e lo studio dell'estetica ci può aiutare anche a sviluppare la creatività perché strettamente legato al lato creativo che è presente in tutti noi.
venerdì 24 febbraio 2012
M'illumino d'immenso, m'illumino di meno
Bella la campagna m'illumino di meno che invita i cittadini a risparmiare la corrente elettrica. Credo che faccia bene, soprattutto al portafogli, la qual cosa di questi tempi non può che tornar gradita, ma se volete convincermi che questo salverà l'ambiente non ci credo.
Va bene spegnere le luci di una stanza in cui non ci sta nessuno e mi piace l'idea di staccare dalla corrente il caricabatterie del cellulare, di non lasciare acceso il pc la notte, di organizzare il frigo in modo intelligente e di non lasciarlo aperto inutilmente, va bene fare tutte queste cose e anche molte altre: mettere il coperchio sulle pentole quando si vuol far bollire l'acqua, non tenere la porta di casa aperta chiacchierando con la vicina, arieggiare per 10 minuti e non per 2 ore.
Sono tutte cose che fanno bene al portafogli, ma non particolarmente all'ambiente che soffre dei grandi dispendi energetici industriali piuttosto che delle minuzie che capitano ai consumatori che in realtà sono abbastanza attenti (se non per spirito ambientalistico per fare economia).
Quindi illuminiamoci d'immenso e ammettiamolo tutti insieme: fare queste piccole azioni non ci costa niente, anzi, ci fa risparmiare, ma l'ambiente manco se ne accorge!
martedì 21 febbraio 2012
Bugie? Perché no? Ma almeno che abbiano stile!
Bugiardi di tutto il mondo, unitevi! E ascoltatemi!
Cari bugiardi,
ve lo chiedo per favore: cercate di avere un po' di rispetto della gente anche quando mentite.
Non parlo a voi che avete fatto della menzogna un'arte raffinata e vi aggirate con grazia e perizia in infiniti universi paralleli tutti perfettamente costituiti, voi potete anche andare, io mi rivolgo a coloro che mentono da dilettanti inventando scuse improbabili, dimenticandosele, contraddicendosi, arrampicandosi malamente su specchi unti d'olio. Per favore, se dovete mentire così smettetela, perché la vostra sola presenza è un insulto a chi vi ascolta.
Se raccontate una balla fate che almeno sia coerente.
Se raccontate una balla fate che di avere almeno la decenza di tenerla a mente e a difenderla fino al difendibile.
Se raccontate una balla ricordate chi avete di fronte e non sottovalutatelo.
E tenete a mente che è inutile, perfettamente inutile mentire se tutti sanno qual è la verità; che è controproducente ostentare intelligenza, ricchezze o cultura se non le possedete, prima o poi verrete scoperti; che non potete essere contemporaneamente in due luoghi, a meno che non siate in odore di santità, che se a qualcuno dite di aver fatto una determinata azione probabilmente sentirà l'impulso irresistibile di riferirlo a quell'altra persona a cui avete raccontato una versione differente, quindi sarebbe saggio non dare più di una versione della realtà. Ricordate che una balla regge fino a prova contraria e che non dovete essere voi a fornire quella prova con un vostro silenzio, una dimenticanza, un lapsus, una contraddizione. Un attore recita per alcune ore al giorno, voi dovrete recitare 24 ore su 24, 7 giorni su 7! Ricordate che se anche solo una persona è a conoscenza della vostra menzogna deve essere qualcuno disposto a morire per voi (non importa se è così perché lo tenete per le palle o perché è un vostro amico fedele) e che deve avere le capacità mentali di mentire anche lui (è inutile che vi confidiate con la vostra migliore amica, che di proposito non vi tradirebbe mai, se ha la capacità di mentire di un bimbo di tre anni, sappiate che si farà beccare e, peggio, verrete beccati voi).
Bugiardi dilettanti, principianti delle mezze verità, arraffazonatori di menzogne, ricordate che il vero bugiardo non stravolge la realtà, ma la accomoda come un bravo sarto accomoda un vestito, che ha intelligenza acuta, battuta pronta e grande autocontrollo, sappiate che è un provetto incassatore, un abile calcolatore ed è dotato di impareggiaible fantasia. Se non avete queste doti rinunciate, verrete scoperti e la gente riderà di voi, e verrete messi pubblicamente alla berlina, e il vostro castello di carte vi cadrà addosso travolgendovi inevitabilmente.
Detto questo mi permetto di aggiungere che il mio discorso è valido quando si mente agli altri, quando si mente a se stessi non conta quel che si fa: è comunque un fallimento. Chi mente a se stesso è uno sfigato che si prende per il culo da solo.
Cari bugiardi,
ve lo chiedo per favore: cercate di avere un po' di rispetto della gente anche quando mentite.
Non parlo a voi che avete fatto della menzogna un'arte raffinata e vi aggirate con grazia e perizia in infiniti universi paralleli tutti perfettamente costituiti, voi potete anche andare, io mi rivolgo a coloro che mentono da dilettanti inventando scuse improbabili, dimenticandosele, contraddicendosi, arrampicandosi malamente su specchi unti d'olio. Per favore, se dovete mentire così smettetela, perché la vostra sola presenza è un insulto a chi vi ascolta.
Se raccontate una balla fate che almeno sia coerente.
Se raccontate una balla fate che di avere almeno la decenza di tenerla a mente e a difenderla fino al difendibile.
Se raccontate una balla ricordate chi avete di fronte e non sottovalutatelo.
E tenete a mente che è inutile, perfettamente inutile mentire se tutti sanno qual è la verità; che è controproducente ostentare intelligenza, ricchezze o cultura se non le possedete, prima o poi verrete scoperti; che non potete essere contemporaneamente in due luoghi, a meno che non siate in odore di santità, che se a qualcuno dite di aver fatto una determinata azione probabilmente sentirà l'impulso irresistibile di riferirlo a quell'altra persona a cui avete raccontato una versione differente, quindi sarebbe saggio non dare più di una versione della realtà. Ricordate che una balla regge fino a prova contraria e che non dovete essere voi a fornire quella prova con un vostro silenzio, una dimenticanza, un lapsus, una contraddizione. Un attore recita per alcune ore al giorno, voi dovrete recitare 24 ore su 24, 7 giorni su 7! Ricordate che se anche solo una persona è a conoscenza della vostra menzogna deve essere qualcuno disposto a morire per voi (non importa se è così perché lo tenete per le palle o perché è un vostro amico fedele) e che deve avere le capacità mentali di mentire anche lui (è inutile che vi confidiate con la vostra migliore amica, che di proposito non vi tradirebbe mai, se ha la capacità di mentire di un bimbo di tre anni, sappiate che si farà beccare e, peggio, verrete beccati voi).
Bugiardi dilettanti, principianti delle mezze verità, arraffazonatori di menzogne, ricordate che il vero bugiardo non stravolge la realtà, ma la accomoda come un bravo sarto accomoda un vestito, che ha intelligenza acuta, battuta pronta e grande autocontrollo, sappiate che è un provetto incassatore, un abile calcolatore ed è dotato di impareggiaible fantasia. Se non avete queste doti rinunciate, verrete scoperti e la gente riderà di voi, e verrete messi pubblicamente alla berlina, e il vostro castello di carte vi cadrà addosso travolgendovi inevitabilmente.
Detto questo mi permetto di aggiungere che il mio discorso è valido quando si mente agli altri, quando si mente a se stessi non conta quel che si fa: è comunque un fallimento. Chi mente a se stesso è uno sfigato che si prende per il culo da solo.
lunedì 20 febbraio 2012
Ossessione?
Oggi la domanda del giorno è: cos'è l'ossessione?
cerco in internet e trovo questa definizione
ossessione (sf.) 1 Pensiero irrazionale assillante, accompagnato da senso di angoscia dal quale il soggetto non riesce a liberarsi.
Non è come intendo io la cosa, in genere quando io parlo di ossessione mi riferisco più che altro a una fissazione.
Chissà quante parole usiamo in modo non corretto fino ad ampliarne il significato estendendolo ben oltre i confiniti leciti. Un po' per volta questi usi si consolidano e allarghiamo la parola... in un certo senso è stupendo come si sviluppa la lingua, è una creta che si rimodella in base alle nostre esigenze
cerco in internet e trovo questa definizione
ossessione (sf.) 1 Pensiero irrazionale assillante, accompagnato da senso di angoscia dal quale il soggetto non riesce a liberarsi.
Non è come intendo io la cosa, in genere quando io parlo di ossessione mi riferisco più che altro a una fissazione.
Chissà quante parole usiamo in modo non corretto fino ad ampliarne il significato estendendolo ben oltre i confiniti leciti. Un po' per volta questi usi si consolidano e allarghiamo la parola... in un certo senso è stupendo come si sviluppa la lingua, è una creta che si rimodella in base alle nostre esigenze
sabato 18 febbraio 2012
Donne che baciano i rospi
Coraggio ragazze, diciamocelo, prima o poi è capitato a tutte di baciare un rospo fermamente convinte che grazie al nostro incondizionato amore si sarebbe tramutato in uno splendido principe azzurro, ma non è mai avvenuto. Né mai avverrà, a meno che non si viva in una favola.
Il mondo è pieno di uomini rospo e anche di donne rospo a voler essere sinceri, ma non tutti sono principi stregati e di certo l'incantesimo non si rompe se non son loro a non volerlo.
Un uomo rospo, per cambiare in meglio, deve essere LUI fortemente innamorato di noi, deve essere giovane almeno interiormente e soprattutto deve volerlo. Esatto: deve volerlo e deve volerlo con tutto se stesso o non cambierà mai. Va da sé che poi tutto questo potrebbe non bastare, perché potremmo avere a che fare con un rospo rospo che non diventerà principe nemmeno grazie alle più mirabolanti pozioni magiche, al massimo diverrebbe un rospo travestito da principe. E' il caso dei pezzenti interiori che anche se ostentano ricchezza e generosità poi spidocchiano su tutto, o dei finti coraggiosi che a parole spaccherebbero il mondo e poi alla prima occasione chinano il capo e vi lasciano nella merda più nera in barba alla cavalleria.
Ora, di cadere nel tranello del rospo-principe è accaduto a tutte (e anche a molti uomini), non c'è nulla di male, un po' di sano romanticismo e di visione rosea della vita non guastano, soprattutto quando si è ancora giovani e ingenue, fa parte dei processi di crescita, quello che bisogna evitare di fare è di continuare a baciare ogni rospo che passa convinte che presto o tardi troveremo il nostro principe, anzi, che proprio quello lì è il nostro principe! Basta ragazze e donne di tutto il mondo, svegliatevi! Se si dimentica del vostro compleanno, è un truzzone impareggiabile, vi avvicina solo per parlare di sesso o scherzare di sesso, se è tonto alla disperazione, cretino oltre ogni immaginazione, malato di gelosia, così preso da se stesso da dimenticarsi di voi il vostro amore non lo salverà, smettetela di baciarlo selvaggiamente perché quello è un rospo destinato a restare rospo e innamorato del suo essere rospo, quindi accantonate questi scarti della palude e cercate qualcosa di meglio, voi siete donne, non ranocchie... o mi sbaglio???
venerdì 17 febbraio 2012
Cose degli altri che fatico a comprendere
Siamo esseri umani, siamo tutti fatti a modo nostro ed è naturale che ci siano discrepanze fra il mio comportamento e quello del resto del mondo, ma alla fin fine ci son cose che davvero non hanno senso, quindi partiamo con un piccolo elenco delle azioni idiote che mi vengono in mente qui su due piedi.
- Vi è mai capitato di subire un qualche torto e lasciar correre per quieto vivere?
Ebbene, cosa ne direste se mesi o addirittura anni dopo il torto vi sentiste perdonare dalla persona che è stata scorretta con voi e che ora (a distanza di tutto questo tempo e quando ormai non avete praticamente più argomenti per difendere la vostra posizione perché li avete dimenticati) ha la facciatosta di dirvi che vi perdona e che quelli in torto siete voi?
Sinceramente chi fa questo con me si è guadagnato un biglietto di sola andata per quel paese!
So di una donna che a momenti mandava a rotoli il matrimonio della migliore amica per un malinteso e che si riteneva offesa per il comportamento dell'amica che a quanto pare l'aveva indotta con non so che inganno ad agire in questo modo... Roba da malati di mente!!! Però questa santa donna alla fine aveva perdonato l'amica comunicandole così che per lei non c'erano problemi e potevano tornare a parlarsi... e a parer mio per l'amica era probabilmente arrivato il tempo di cambiare numero di telefono...
- E cosa ne dite di chi vi informa che siete nei guai, ma non vi fornisce un solo elemento utile per capire cosa sta accadendo, quanto grave è la vostra situazione e se si può fare qualcosa per limitare i danni?
Questo è frequentissimo! Di certo sarà accaduto anche a voi di avere un collega stronzo che gode nel dirvi che il capo vi ha convocato e che aveva un'aria feroce ma che (guarda un po!) non ha avuto la prontezza di spirito di informarsi in merito a quale quastione aveva bisogno o di porre una qualsiasi stronzissima domanda che potesse darvi un'indicazione di sorta.
Non dico nemmeno cosa penso di questa gente che nel migliore dei casi agisce sotto gli effetti di insani impulsi inconsci e nel peggiore è stronza di professione.
- E le mamme che usano il passeggino come spartitraffico? Raccontatemi quel che volte, ma se non è egoismo o stupidità cos'altro può essere? Proprio ieri una mamma mi ha quasi tranciato un piede col passeggino e quando mi sono voltata non solo non mi ha chiesto scusa, ma mi ha guardato con una tale cattiveria che mi son scusata io, il bambino invece non ha battuto ciglio, quello è abituato a vedersi sfiorare dalle auto, che gliene fregava di una pedona? E infatti 15 secondi dopo l'intrepida mamma stava sfidando la sorte (del figlio) gettandosi (carrozzina in resta) in mezzo a un incrocio.
- Per chiudere in bellezza parlo degli amici traditori. Io voglio anche capire che per un tornaconto personale un amico (che evidentemente tanto amico non era) possa pugnalarci alle spalle, ma quando lo si fa in modo gratuito e addirittura rimettendoci? Voglio dire: a che pro rimunciare a un'amica che farebbe qualsiasi cosa per voi se non ci guadagnate niente? Alla fine ci avete solo perso! Qui il discorso sarebbe lungo perché si potrebbe obiettare che l'invidia e la gelosia son brutte bestie e che in nome di quei mostri si fan le cose più assurde (il marito che si taglia i cosidetti per far dispetto alla moglie), ma davvero non ce la faccio a capire, so che avviene ma onestamente io non lo farei mai, se non altro per puro e semplice tornaconto personale.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il sorriso di Lisa
In questo post non voglio soffermarmi sul sorriso della Monna Lisa, ma su un altro sorriso, molto più piccolo e meno conosciuto: il sorriso di Lisa Simpson.
Malgrado molti giudizi feroci sulla serie a cartoni io reputo i Simpson un piccolo gioiello che offre una fornitura pressoché infinita di spunti di riflessione, uno di questo spunti mi viene dalla puntata in cui Lisa è triste e non vuol più sorridere.
Lisa, per chi non lo sapesse è la bimbetta saccente e intelligentona della famigliola gialla più famosa della TV, Marge (di cui invece vi parlerò fra un attimo) è la mamma (quella con l'acconciatura blu vertiginosa).
Dunque, a un certo punto Lisa è scontenta, triste o non so che altro e NON VUOLE SORRIDERE. Questo è un atto di ribellione potente e quasi inaudito, le donne infatti pare debbano sempre sorridere: mostrarsi stanche o tristi è "sbagliato" e consapevole di questo Marge la guida ad essere più femminile incitandola a sorridere anche quando le cose non vanno al meglio perché questo migliora l'essenza stessa della vita.
Inutile dire che considerato lo squallore in cui vive la famiglia Simpson Lisa ha gioco facile a far notare alla madre che sorridere costantemente non l'ha aiutata a migliorare poi molto la sua condizione (fatto opinabile, ma solo fino a un certo punto), ma ciò che conta è che lei afferma con forza il suo diritto di essere triste e di non sorridere.
Io ritengo che noi donne abbiamo tutte bisogno di affermare questo diritto.
Non siamo bamboline sorridenti e perennemente spumeggianti che trascorrono le ore manifestando una contentezza che non sempre provano.
Non siamo esseri vuoti e privi di sentimenti profondi.
Noi donne abbiamo un'interiorità ricca e profonda ed è normale che ci siano per tutte momenti di gioia e altri meno buoni.
E' normale sentirsi ciclicamente annoiate e nervose, scontente, inquiete. Credo che faccia parte del nostro costante bisogno di tendere a qualcosa di meglio, credo che sia un fatto positivo e dunque poiché i nostri partner, i nostri parenti e i nostri amici NON SONO decerebrati capiranno che abbiamo necessità di manifestare gioia ma anche tristezza.
Non possiamo vivere con un sorriso perennemente stampato in faccia e tutto sommato non è vero che solo per il fatto di sorridere la vita ti sorride.
IO se sono triste NON sorrido.
Forse è solo una stupida affermazione di personalità, ma se sono giù i miei comportamenti saranno coerenti e intonati allo stato d'animo.
Detto questo sapete quando Lisa torna a sorridere?
Quando a fine puntata Marge le dice che se non le va di sorridere non importa, che è un suo diritto tenere il muso lungo e che lei la ama e la rispetta proprio perché è fatta così.
E' nell'accettazione del "non buono" che c'è pieno appagamento e possibilità di tornare alla serenità e al sorriso, perché in tutti c'è un profondo bisogno di accettazione e solo imparando a convivere anche con gli inevitabili aspetti più ombrosi del carattere ci può essere maturazione, serenità e appagamento.
Malgrado molti giudizi feroci sulla serie a cartoni io reputo i Simpson un piccolo gioiello che offre una fornitura pressoché infinita di spunti di riflessione, uno di questo spunti mi viene dalla puntata in cui Lisa è triste e non vuol più sorridere.
Lisa, per chi non lo sapesse è la bimbetta saccente e intelligentona della famigliola gialla più famosa della TV, Marge (di cui invece vi parlerò fra un attimo) è la mamma (quella con l'acconciatura blu vertiginosa).
Dunque, a un certo punto Lisa è scontenta, triste o non so che altro e NON VUOLE SORRIDERE. Questo è un atto di ribellione potente e quasi inaudito, le donne infatti pare debbano sempre sorridere: mostrarsi stanche o tristi è "sbagliato" e consapevole di questo Marge la guida ad essere più femminile incitandola a sorridere anche quando le cose non vanno al meglio perché questo migliora l'essenza stessa della vita.
Inutile dire che considerato lo squallore in cui vive la famiglia Simpson Lisa ha gioco facile a far notare alla madre che sorridere costantemente non l'ha aiutata a migliorare poi molto la sua condizione (fatto opinabile, ma solo fino a un certo punto), ma ciò che conta è che lei afferma con forza il suo diritto di essere triste e di non sorridere.
Io ritengo che noi donne abbiamo tutte bisogno di affermare questo diritto.
Non siamo bamboline sorridenti e perennemente spumeggianti che trascorrono le ore manifestando una contentezza che non sempre provano.
Non siamo esseri vuoti e privi di sentimenti profondi.
Noi donne abbiamo un'interiorità ricca e profonda ed è normale che ci siano per tutte momenti di gioia e altri meno buoni.
E' normale sentirsi ciclicamente annoiate e nervose, scontente, inquiete. Credo che faccia parte del nostro costante bisogno di tendere a qualcosa di meglio, credo che sia un fatto positivo e dunque poiché i nostri partner, i nostri parenti e i nostri amici NON SONO decerebrati capiranno che abbiamo necessità di manifestare gioia ma anche tristezza.
Non possiamo vivere con un sorriso perennemente stampato in faccia e tutto sommato non è vero che solo per il fatto di sorridere la vita ti sorride.
IO se sono triste NON sorrido.
Forse è solo una stupida affermazione di personalità, ma se sono giù i miei comportamenti saranno coerenti e intonati allo stato d'animo.
Detto questo sapete quando Lisa torna a sorridere?
Quando a fine puntata Marge le dice che se non le va di sorridere non importa, che è un suo diritto tenere il muso lungo e che lei la ama e la rispetta proprio perché è fatta così.
E' nell'accettazione del "non buono" che c'è pieno appagamento e possibilità di tornare alla serenità e al sorriso, perché in tutti c'è un profondo bisogno di accettazione e solo imparando a convivere anche con gli inevitabili aspetti più ombrosi del carattere ci può essere maturazione, serenità e appagamento.
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