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mercoledì 18 aprile 2012

Il principe più brutto del mondo

Favola a 6 mani, l'inizio è di Giulia, il centro di Hal, la fine mia ;-)

C'era una volta, tanto tempo fa, in un Paese lontano lontano, un re che era il più bello di tutto il mondo.
Questo re aveva una figlia che era principessa ed era la principessa più bella di tutto il mondo. La principessa aveva un fratello che era un principe ed era il principe più brutto di tutto il mondo! Il principe più brutto di tutto il mondo aveva pochi capelli, il naso adunco, i denti storti e il doppio mento. Aveva le gambe ad x, era basso e con la pancia e aveva pure la gobba! A peggiorare la situazione c'erano poi i brufoli, le pustole e la puzza terribile che emanava nonostante i numerosi bagni.
Il principe più brutto di tutto il mondo era davvero brutto, ma nonostante questo la sua sorellina lo amava oltre ogni dire. "E' mio fratello", continuava a ripetere, "e io gli voglio bene".
La principessa più bella di tutto il mondo aveva un solo desiderio, che anche suo fratello diventasse bello, motivo per cui, quando compì 6 anni chiese come regalo di compleanno che facessero diventare suo fratello bellissimo.
Il re più bello di tutto il mondo amava moltissimo i suoi figli e subitò emise un bando dove invitava tutti i maghi, le streghe e gli stregoni del regno a presentarsi a palazzo per far diventare suo figlio bellissimo e ordinò a tutti i soldati di andare in giro per il regno a far conoscere la volontà del re.
I soldati, contenti di partire per fare i messaggeri invece che per fare la guerra iniziarono ad andare a cercare tutti i maghi, le fattucchiere e gli stregoni del regno e ne trovarono in gran quantità, ma nessuno, proprio nessuno!, pareva essere in grado di rendere il principe almeno un po' più bello. Gli fecero bere intrugli alle erbe e lo cosparsero di pomate e inguenti recitando formule magiche, gli fecero mangiare di tutto, ma l'unico effetto fu quello di far prendere al povero principe più brutto di tutto il mondo un terribile mal di pancia dopo aver mangiato troppe schifezze.
Il tempo passava, sempre più maghi venivano consultati, ma nonn accadeva nulla, così che il re e la principessa erano molto tristi, ma un giorno, quando ormai tutti si erano quasi arresi un gruppo di soldati sentì parlare di una strega che viveva dentro una casetta di legno nel bosco che forse avrebbe potuto far diventare bello il principe.
:-E' una strega potentissima!- dissero al villaggio al limitare del bosco, -Ma è anche molto brutta-
:-Non sarà mai brutta come il principe- risposero le guardie, ma gli abitanti del villaggio erano di un altro parere e continuavano a dire che era bruttissima, nonostante questo i soldati andarono nel bosco e presto trovarono la casetta in legno
:-Buongiorno!- dissero i soldati che salutavano sempre perché erano ben educati -vive qui la strega del bosco?-
:-Si- rispose una vocetta tremula dall'interno della casa
:-Ci dicono che lei potrebbe far diventare il principe più brutto di tutto il mondo, il figlio del nostro re molto bello, è vero?-
:-Certamente-, disse la vecchina uscendo di casa, -basta che mi baci-
La strega era vecchia, con la pelle verdognola, i pochi capelli crespi e grigi che le crescevano in rade ciocche sulla testa grinzosa, gli occhi strabili, il naso pieno di porri e la bocca piena di denti neri. Era così magra da sembrare uno scheletro che cammina, aveva le mani deformate dalla vecchiaia con lunghe unghie marroni ed era alta, molto alta, perché riusciva a guardare i soldati negli occhi nonostante una doppia gobba che le curvava la schiena, come se ciò non bastasse aveva giganteschi piedi che eranoi piedi più puzzolenti di tutto il mondo. Vestiva di stracci neri e grigi, non aveva scarpe, ma caiabatte. Era così brutta che alcuni cavalli vedendola scapparono via e molti soldati si sentirono male all'idea del bacio fra lei e il principe, ma se quella era la cura andava portata a corte, così la presero, la infilarono in un sacco e corsero dal re il più velocemente possibile per sbarazzarsi di quel terribile odore di piedi che veniva dal sacco dove era chiusa la strega.
Arrivati a corte raccontarono al re tutto quanto
:-Quindi in quel sacco c'è la strega che potrà aiutare mio fratello?- chiese la principessa
:-Si vostra piccola altezza- risposero i soldati
:-E voi la trattate a questo modo? Siete degli screanzati! Liberatela subito!-
i soldati obbedirono, ma come la strega uscì dal sacco tutti scapparono via urlando eprché era davvero troppo troppo brutta. Tutti meno la principessa.
La principessa rimase lì, davanti alla strega e le disse
:-Nonnina, mi spiace molto per come si son comportati i nostri soldati, sarete sgtanca per il viaggio, volete forse qualcosa da bere?-
:-Una tazza di the andrà benissimo- rispose la strega e la principessa corse in cucina a pareparare il the perché non c'era più nessuno e doveva sbrigarsi lei
La strega bevve il the e la principessa le disse
:-Sarete anche affamata, volete qualcosa da mangiare?-
la strega le sorrise sdentata e terribile e le disse
:-Bambina mia, uno dei vantaggi della vecchiaia e che non si mangia più molto, mi acconteterò di un paio di biscottini da mangiare con il the, una fetta di torta, dei crostini con paté di fegato d'oca, tartine e tramezzini, qualche fetta di salame, un paio di prosciutti (uno cotto e uno crudo) pomodiri gratinati, asparigi al forno con le uova, pasta salmone e gamberetti, zucchine grigliate, pasticcio al ragù di carne, pasta al forno con le polpette, polpette, 10 panini con l'hamburger, peperoni in padella, filetto di maiale al pepe verde, pollo al curry, arrosto di cinghiale, 4 chili di insalata, un centinaio di involtini primavera, tanto sushi da ricoprirci almeno un metro quadro, 10 kg di sashimi, una botte di vino buono, fiumi e fiumi di Coca-cola, pancetta e fagioli, antipasto alla giardinera,  fagiolini, bieta e cicoria, 15 torte al cioccolato coi bigné sopra, torte salate, spuma di patate al forno, carciofi, piselli, carote, cetrioli, cervo brasato, renna brasata, anatra all'arancio, gamberi di fiume appena pescati e sgusciati, spaghetti alle vongole, pesce spada alla piastra, polipo alla greca, un paio d'oche arrosto, involtini di petto di tacchino e per finire pompelmo con gli spicchi sbucciati, macedonia di frutta, fragole con panna (quelle mi piacciono, ne voglio almeno una botte piena), 4 angurie e 16 meloni verdi, pesche, mele, pere, castagne, kiwi, pomeli, arance, mandarini e mandaranci, albicocche, ciliegie, percocche, manghi, papaye insalata di riso, insalata di pasta, stufato di vitello e spezzatino di manzo con tante patate arrosto, 13 polli arrosto e tacos a non finire, avocado ai gamberetti, paella di pesce e paella di carne, rfisotto alla milanese, risotto alla veronese, porchetta a fette spesse, mortadella (almeno una forma), una frittata di 18 uova di struzzo, datteri canditi, ananas con la sanbuca, caffé e ammazzacaffé (diversi litri)-
La principessa pensò che la strega mangiava davvero molto, ma non disse nulla, chiamò i cuochi di corte e disse loro di preparare al meglio delle loro capacità tutte le prelibatezze che la strega desiderava, poi chiamò i camerieri e fece imbandire una tavola solo per la strega dei boschi.
Poi si sedette e tenne compagnia alla strega mentre le venivano portate tutte le delizie che aveva richiesto.
La strega mangiò e mangiò, dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, e man mano che mangiava la gobba si raddrizzava, i denti si sanavano, i capelli ricrescevano e lei si faceva sempre più bella. Quando finì di bere gli ultimi litri di caffé e ammazzacaffé si era fatta così bella, ma così bella che tutte loe persone del regno venivano e facevano la fila per vederla, ma la strega ricordava bene come tutti fossero stati sgarbati con lei a parte la principessa per cui disse
:-L'unica persona educata qui dentro è la principessa più bella di tutto il mondo e solo a lei concederò di esprimere un desiderio che esaudirò. Dimmi principessa, cosa desideri?-
:-Vorrei che mio fratello divenisse un principe bellissimo- rispose la principessa
:-E dov'è tuo fratello? Fallo portare al mio cospetto!- disse la strega.
Il principe era nella sua stanza a giocare con l'acquario reale degli alligatori, si divertiva molto a sfamarli gettandoci i prigionieri più cattivi, ma il re lo afferrò per un'orecchia e lo portò dalla strega-
:-Eccolo- disse il re, la strega si avvicinò al principe e lo baciò dolcemente. Subito un fulmine cadde dentro il castello, la dove erano il principe e la strega, quando il funo del fulmine magico si dissipò tutti videro con stupore che il principe si era fatto bellissimo e la strega era tornata orribile
:-Beh, è ora che vada- disse la strega schioccò le dita e sparì e da quel giorno nessuno più la vide, ma il principe restò bellissimo e quando crebbe si sposò con una bella principessa da cui ebbe tanti bei figli.

domenica 15 aprile 2012

salvagenti

Cosa si deve fare quando si vede una persona che affoga? Semplice, le si lancia un salvagente.
Perché non può essere così semplice quando si vede una persona affogare nel mare della vita? Perché non si può gettare un salvagente di buonsenso a chi affoga nelle stronzate che dice e/o pensa?
Voglio raccontarvi una favola che forse tutti voi già conoscerete, è la favola della piccola fiammiferaia.

C'era una volta un'orfanella così povera che per campare era costretta a vendere per pochi soldi scatole di fiammiferi, Quelle scatole di fiammiferi rappresentavano le buone idee e le potenzialità che lei aveva che andava a svendere ringraziando chi gliele comprava e mentre diventava sempre più povera, sempre più arida, con sempre meno luce interiore.
Una notte però aveva tanto freddo che decise di usare un po' di quella calda luce per cercare il modo di salvarsi, ecco allora che accese un fiammifero e vide una bella casa illuminata e calda con l'albero di Natale fatto e sotto tanti bei doni incartati, insomma: la sua capacità creativa era ridotta a raccontarsi sciocchezze certa che ciò l'avrebbe scaldata. Se avesse deciso di muoversi per tempo forse avrebbe potuto pensare di rimpinguare la sua luce, di creare un caldo fuoco, di attingere all'esterno per ottenere qualcosa, ma non lo fece, imagino qualcosa di vacuo e irreale, una realtà che non era la sua. La fiammiferaia immaginava che quel che sognava era la realtà, ma ovviamente questa sua convinzione non era sufficiente e intanto l'inverno la gelava.
E infatti il fiammifero si spegne presto e subito ne deve accendere un altro, così lo sfrega e ora vede la tavola imbandita di ogni ben di Dio e sente le carole e tutto l'allegro chiacchiericcio, la neve non cade più sui suoi capelli, ma fuori dalla bella casa dove si trova. Ecco: un'altra occasione di usare la propria luce in modo costruttivo è svanita e l'illusione creata ad arte scalda, ma solo per un poco, come tutte le balle che ci si racconta per convincersi che si è felici nonostante tutto che quel che si ha è quel che si vuole ecc...
Come ben sapete le rimane solo il terzo fimmifero, starà alla piccola fiamiferaia scegliere cosa farne: lo userà in modo costruttivo o lo sprecherà come gli altri? Io voglio sperare che anche se tardivamente attinga a quel che resta delle sue risorse per fare qualcosa di buono, ma già so che non sarà così: lo accenderà a vuoto e sognerà della nonna che se la prenderà e porterà in Paradiso dove la piccola continuerà a sognare mentre in realtà è morta e stecchita senza più risorse, senza più speranza, senza più vita.

Cosa si deve fare quando si vede qualcuno gettare la propria vita alle ortiche? Quali sono i salvagenti che si devono usare con chi si ammazza a furia di raccontarsi balle? Io non lo so, davvero non lo so, ma provo grande pietà.

favola liberamente tratta da "Donne che corrono coi lupi"

giovedì 12 aprile 2012

Gioco di scrittura

Giorgia camminava a piccoli passi affrettati, era buio e non amava muoversi di notte, ma quando faceva tardi al lavoro non poteva farne a meno, così almeno si affrettava. Giorgia era una strega. Aveva iniziato a praticare senza una vera vocazione, mentre frequentava ancora il liceo e le sue compagne si dedicavano ai primi amori.
Giorgia non era attraente e per  non essere tagliata fuori da quel mondo scintillante di cotte e baci rubati aveva iniziato a leggere i Tarocchi e a predire il futuro alle sue avvenenti compagne.
In realtà Giorgia qualcuno l'avrebbe anche potuto trovare, tutto sommato era una ragazza passabile e questo, unito alla sua capacità di respirare, le avrebbe permesso di trovarsi qualcuno, ma lei sapeva che nei suoi occhi non ci sarebbe mai stata quella luce ammirata e rapita che brillava negli occhi dei ragazzi delle sue amiche e questo le avrebbe fatto più male della solitudine.
Esistono donne che da sole non riescono a vivere, che accettano ogni tipo di umiliazione dal partner pur di poter dire "sono fidanzata", "sono sposata", altre invece che preferiscono il rispetto per se stesse al calore di un abbraccio; Giorgia, inutile dirlo, apparteneva alla seconda categoria. Così i Tarocchi erano stati il biglietto d'ingresso a una strada che per paura di un'umiliazione aveva scelto di non percorrere.
Mentre i suoi passi ticchettavano furiosi sull'asfalto...

Avanti, chi vuole provare ad aggiungere una frase, una parola, un proseguo di qualche tipo? Non importa se finirete o meno la storia, aggiungetevi del vostro guardando anche i commenti degli altri, vediamo che ne vien fuori :-) (per qualche giorno allo scopo di rendere il gioco agile toglieràò la moderazione ai commenti)

martedì 28 febbraio 2012

Storia della principessa cieca e di come tornò a vedere

C'era una volta, in un tempo molto lontano un re sposato con una regina.
Sapete bambini, in quei tempi lontani non tutti i re amavano le regine, perché spesso erano i genitori a decidere con chi far sposare i loro figli, ma questo re e questa regina erano fortunati e sin da bambini si erano subito amati moltissimo, le loro nozze così erano state piene di gioia e presto benedette dalla nascita di una bellissima principessina che chiamarono Nenè.
Aveva capelli dorati e guance rosee, aveva le labbra che sembravano riccioli di petali di rosa, ma non apriva gli occhi.
Il re chiamò a corte tutti i medici e gli stregoni, ma nessuno riusciva a spiegarsi questo fatto
:-Forse aprirà gli occhi dopo quattro settimane come fanno i cagnolini- provò a dire alla fine un veterinario che era passato per visitare i cavalli nella stalla reale e nella foga di avere una risposta era stato portato anche lui davanti a re e alla regina. La risposta non era convincente, ma visto che unguneti medici e pozioni magiche non avevano funzionato, il re e la regina si risolsero ad aspettare.
Passarono quattro settimane, ma la principessina gli occhi non li apriva.
Intanto la bambina cresceva, bella e sana, giocava con gli altri bambini e si muoveva per il castello con una perizia tale che pareva ci vedesse, eppure i suoi occhi erano e restavano chiusi.
La regina dopo 7 anni si era rassegnata,  ma il re non demordeva e cercava in tutti i modi di far arire gli occhi alla bambina, se non altro per vederne il colore! Cercò di incuriosirla facendo chiamare saltimbachi e giocolieri, ma la bambina rideva ad occhi chiusi, cercò di farle intuire i vantaggi del vedere, le parlò dei colori dei fiori, della luminosità del sole, ma Nenè replicava descrivendo con perizia il profumo dei fiori e il calore del sole
:-Caro padre,-, gli diceva, -le cose che tu dici sono certo giuste, ma è molto bello il mondo anche così come lo percepisco io e io ho un olfatto e un tatto molto più sviluppati dei vostri, anche il mio udito è finissimo e mi piace tenere gli occhi chiusi per poter meglio ascoltare le conversazioni delle farfalle-
Insomma, non c'era verso e intanto gli anni passavano e la pricipessa ormai si faceva grande e sempre più bella.
Quando la principessa compì sedici anni avvenne un fatto terribile: il regno vicino attaccò il suo regno e così lei non sentì più i canti del popolo, ma i pianti delle madri e delle mogli che vedevano i figli partire per la guerra, e dopo un po' non annusò più il profumo dei fiori e delle prelibatezze che il cuoco di corte amava preparare per lei, ma solo una puzza di bruciato e di polvere da sparo e la sua pelle non venne più accarezzata dai tiepidi raggi del sole, perché una coltre di polvere si era addensata in grigi nuvoloni senza pioggia che toglievano a tutti la voglia di vivere. La sua bocca ora sentiva solo il sapore delle lacrime calde e salate che piangeva pensando alla tristezza della guerra e al suo popolo, fu così che prese una decisione, probabilmente la decisione più importante della sua vita. Si vestì col migliore dei suoi abiti e salì su un carro diretto al fronte, lì giunta chiese di essere condotta dai loro nemici e dinnanzi al re nemico si inginocchio e supplicò per la pace
:-Il vostro popolo soffre sicuramente quanto il mio, finiamo questa guerra, troviamo un accordo!-
ma il re non voleva sentire ragioni e rideva della povera Nenè
:-Vi prego, farò qualsiasi cosa voi vogliate purché questa guerra finisca, il mio popolo ha già pianto troppo!-
:-Mi sposeresti anche?- chiese il re
:-Farei qualunque cosa- risposa Nené
ma il re che era malvagio le rise in faccia e disse
:-Sarebbe troppo facile per te essremi moglie, io ti voglio come serva, se tu acconsentirai ad essere mia serva io farò finire questa guerra-
Nenè non aveva mai lavorato in tutta la sua vita, ma pur di far cessare le ostilità acconsentì prontamente
:-Ebbene, se questo è ciò che desiderate io sarò la vostra serva-
E detto questo Nenè mandò a salutare gli amati genitori e si mise al servizio del re nemico.
Il re non si aspettava che la principessa accettasse, lui in realtà voleva continuare la guerra, così, consigliato dalla moglie decise di trattarla male, ma così male che lei se ne andasse, in modo da consentirgli di riprendere la guerra.
Così le fece pulire i bagni, lavare i pavimenti, lavare i panni al fiume e presto le mani di Nenè si rovinarono per il gran lavoro, ma lei non si lamentava mai.
Il re allora la mandò a cucinare e a svolgere tutti i lavori più umili in cucina e col calore e il grasso i bei capelli dorati di Nenè si fecero sporchi e appiccicosi, ma Nenè non si lamentò mai.
La regina nemica per aiutare il marito ordinò che non le si desse più da mangiare, che dormisse sul nudo pavimento, ma Nenè raccimolando tozzi di pane avanzati e raccogliendo bacché nel bosco sopravviveva senza un lamento.
In questo modo passarono tre anni e il re indispettito disse
:-Basta, questa testarda non si arrenderà mai! Anche se ho promesso me ne frego e la guerra la ricomincio lo stesso!-
Era un gesto gravissimo da parte di un re, ma quel re, lo abbiamo ben capito, era malvagio e così faceva molte cose sbagliate e malvage.
Ecco allora che ricominciò la guerra. Come Nenè lo venne a sapere si arrabbiò molto
:-Re, io avevo la vostra parola-
gli disse, ma lui ordinò che quella piccola importuna venisse portata via, allora Nenè, davvero arrabiata aprì gli occhi, ed erano così luminosi e profondi che i soldati si inginocchiarono davanti a lei, ed erano così fiammeggianti di giusta ira che il re e la regina tremarono, ed erano così belli che il principe se ne innamorò
:-Sposami,-, le disse, -io diverrò re e non si farà più la guerra al tuo regno!-
:-Mai!-, rispose Nenè, -tu eri presente quando mi affamavano, maltrattavano e trattavano come una serva e non hai mosso un dito, tu eri presente quando decidevano per la guerra nonostante io avessi mantenuto la mia parola e non hai detto nulla, tu sei colpevole quanto loro e della tua parola io non mi fido, così come non mi fido più di loro!-
I soldati assentirono in silenzio, ben sapevano che il principe come il re e la regina non manteneva mai la parola data
:-Io vi ho offerto la mia persona, la mia bellezza, i miei servigi e voi su tutto questo avete sputato, io volevo salvare i nostri popoli dalla miseria della guerra e voi non avete apprezzato il mio sacrificio e quello dei miei genitori che in questi tre anni non ho mai visto e di certo hanno molto sofferto, voi non siete degni di essere regnanti! Soldati catturateli!-
I soldati sentendo queste parole e vinti dal magnetismo dello sguardo della principessa e dalla sua forza d'animo catturarono il re, la regina e il principe.
Nenè invece venne presa e portata in trionfo perché aveva evitato la guerra e tutti ne erano felici, le serve la lavarono, le pettinarono i capelli e la ricoprirono di unguenti affinché tornasse alla bellezza di un tempo, la vestirono di sete preziose e mandarono a chiamare i suoi genitori affinché vedessero com'era bella la loro figlia.
Quando i genitori di Nenè arrivarono non credevano ai loro occhi, la loro piccina era una giovane donna amata da tutti e soprattutto aveva gli occhi aperti
:-Madre, padre, i prima non vedevo, ma ora ho imparato- disse loro Nenè abbracciandoli, ora sono regina e devo amministrare questo regno, ma potete venirmi a trovare tutte le volte che vorrete
:-C'è anche un re?- si informò la regina che già sognava tanti nipotini
:-Non ancora madre, ma sono certa che presto arriverà- rispose Nenè e tutti sorrisero perché sapevano che era giusto che le cose andassero così.

lunedì 27 febbraio 2012

Favola per Sofia e Stefano

C'era una volta in un regno molto lontano una principessa bellissima di nome Sofia, lei viveva nel castello con mamma e papà ed era tanto brava, buona e bella. Aveva un vissetto così carino che tutti s'innamoravano solo a vederla, aveva un carattere così gentile che non si poteva non volerle un gran bene ed era così ben educata che era la gioia di mamma e papà. Il re a la regina erano davvero felici della loro principessina e così decisero che sarebbe stato bello farle avere un fratellino o una sorellina, ecco perché ogni notte pregavano e si abbracciavano stretti sperando che il sogn diventasse realtà.Fu così, durante una di queste notti che la fata dei bambini li esaudì e mise nella pancia della regina un bel principino che diventasse compagno di giochi di Sofia e la difendesse da tutti.
Sembrava tutto perfetto, ma, proprio in quei giorni di gande gioia una perfida strega malvagia vide Sofia e invidiosa della sua bellezza e di quanto era amata la rapì e la mise in una torre incantata fatta tutta di spine, questa torre era poi circondata da un fossato pieno di fiamme che ardevano perennemente e il fossato a sua volta era circondato da un impenetrabile bosco immerso nella nebbia.
Il re e la regina quando a cena non videro arrivare la principessa Sofia subito si preoccuparono e la mandarono a cercare per tutto il palazzo e la città, ma nessuno la trovava, fu solo dopo tre giorni di ricerche che la malvagia strega si presentò a paplazzo e disse "la principessa Sofia è perduta, io l'ho rapita, l'ho messa in un torre di spine, circondata da un fossato di fiamme a sua volta circondato da un bosco di nebbia e mai nessuno la potrà salvare!" e dette queste parole scomparve in una nuvola di fumo verde e puzzolente.
Il re però non si arrese e disse che avrebbe dato in sposa sua figlia a colui che l'avrebbe salvata, fu così che tutti i principi iniziarono a cercare la bella Sofia, ma nessuno di loro fece ritorno e ben presto fu evidente che la principessa non avrebbe più corso e cantato per le stanze del castello.
Il re e la regina erano disperati, la regina era così disperata che il principino nacque un po' in anticipo e un po' alla volta un velo nero di tristezza calò sul castello e nemmeno i risolini e gli urletti gioiosi del principino Stefano poterono nulla.
Quando il principino compì sette anni, mentre giocava per il castello si accorse che c'era una porta che non aveva mai aperto, siccome come tuti i bambini era curioso l'aprì e passò oltre per trovarsi in una stanza buia. Il principino Stefano, che non aveva paura di quasi niente allora corse fino alle finestre e scostò le tende, fu così che si trovò davanti una cameretta da bambina tutta piena di splendidi giocattoli e con attaccato alla parete un immenso quadro che ritraeva i suoi genitori abbracciati alla più bella bambina che potesse esistere. Stefano sentì che voleva un gran bene a quella bambina e subito corse dalla mamma a chiederle chi fosse, ma la mamma era ancora così triste per aver perso Sofia (anche se erano passati ormai sette lunghissimi anni) che non gli rispose e si chiuse in camera sua a piangere. Il principino non aveva mai visto la mamma piangere e rimase turbato, fu in quel momento che una vecchia serva lo vide e gli disse: "Vieni e ti racconterò tutto". Stefano andò e la serva gli disse della grande disgrazia che aveva colpito la sua amata sorella maggiore.
Stefano disse subito: "Ma è terribile, io devo salvarla, anche se sono solo un bambino!"
Allora la vecchia serva gli disse : "Metteresti anche a rischio la tua vita per riportare a casa tua sorella?"
E Stefano rispose subito: "Per portare a casa mia sorella e far tornar il sorriso sulle labbra dei miei genitori io farei qualunque cosa"
Allora la vecchia serva che in realtà era una fatina buona fece cadere l'incantesimo che la faceva apparire brutta e gobba e si manifestò in tutta la sua bellezza e gli disse
: "Prendi questo, è un filtro magico che ti farà diventare adulto, ma solo per tre giorni, se in questo arco di tempo troverai tua sorella e la riporterai a palazzo tutto andrà bene e tornerai bambino, ma se fallirai morirai!".
Stefano aveva un po' paura, ma ora che conosceva la verità non poteva lasciare sua sorella nell'orribile torre nemmeno per un altro attimo, così bevve tutta la pozione e divenne un bellissimo principe.
Subito Stefano corse alle stalle e montò sul cavallo più veloce che c'era e si mise a galoppare verso oriente, dove sapeva si trovava il luogo incantato dove sua sorella era rinchiusa. Dopo un giorno e una notte di viaggio giunse in prossimità del bosco di nebbia e senza nemmeno riposare si getto nel bosco. Bastarono pochi metri a fargli capire che doveva abbandonare il suo bel cavallo, allora lo lasciò e gli disse: "Torna a casa, fa sapere a mamma e papà che sto bene e che tornerò con Sofia, io farò anche senza di te", quindi iniziò ad avanzare a fatica nell'intrico di rami e cespugli lascindo qua e là dei segni per ritrovare la strada del ritorno, ma dopo tutto un giorno non aveva ancora trovato la torre e così si mise a piangere: "Sorella mia, io volevo salvarti, ma mi son perso e ora moriremo entrambi!" fu allora che gli parve di udire un canto dolcissimo e si mise a seguirlo e seguirlo fino a giungere alla torre di spine circondata dal fossato di fiamme. Stefano aveva tanta paura, ma sua sorella era di la dal fuoco e così si getto subito fra le fiamme, ma esse erano toppo calde e subito dovette tornare indietro, vide allora la bambina del ritratto che ora era diventata una bellissima signorina che si affacciava e gli diceva: "Bel principe, finalmente sei venuto a salvarmi, ma non correre rischi inutili, domattima arriveranno i miei amici uccellini e ti farò portare da me in volo. Infatti così accadde e il mattino successivo mille piccole zampette agganciarono Stefano per i capelli, le dita e i vestiti e lo trasportarono in volo sino alla finestra di Sofia facendogli saltare in un colpo solo sia il fossato in fiamme che la torre di spine, il che andò molto bene perché tempi stringevano. Subito Sofia lo corse ad abbracciare e gli chiese: "Come ti chiami bel principe?"
:-Mi chiamo Stefano e sono tuo fratello", rispose lui, "so che dovrei essere più piccolo di te, ma una fatina buona mi ha dato un filtro magico per farmi crescere e venir a salvarti, presto andiamo che ho poco tempo, se non usciamo dal bosco entro la fine della notte io morirò e sento già che le forze mi stanno abbandonando" Detto questo chiese alla sorella di richiamare i suoi amici uccellini e di farli portare oltre il fossato di fiamme e così lei fece.
Arrivati al bosco i due fratelli si misero a seguire i segni lasciati da Stefano a ritroso, ma presto si accorsero che i segni giravano in tondo perché nel corso della notte gli alberi si erano spostati, inoltre più trascorrevano le ore, più l'effetto del filtro veniva meno e Stefano diventava ad ogni istante più piccolo e più debole
: "Sorella,", gli disse allora lui, "penso che morirò, ma sono felice di averti salvata!"
Sofia non conosceva da molto Stefano, ma aveva subito capito che era buono e gentile e non voleva assolutamente che lui morisse, così se lo caricò in spalla e continuò a correre nel bosco incurante dei rami che le graffiavano le braccia ed il viso per arrivare fuori dal bosco e salvare il fratello. Fu proprio grazie al suo altruismo e al suo impegno che lei e Stefano riuscirono ad uscire dal bosco appena in tempo.
Sofia aveva salvato Stefano, ma ora erano entrambi stremati per la fatica e il sonno e di certo non ce l'avrebbero fatta a raggiungere il castello se il bel cavallo di Stefano non avesse condotto sin li il re, la regina e tutta la corte. Vedendo i suoi due figli salvi la regina si mise a piangere di gioia e ad abbracciarli, mente il re disse solo: "Beh, immagino proprio che non li si possa far sposare, sono fratello e sorella!" ma nonostante questo vissero tutti felici e contenti perché nelle famiglie dove c'è amore c'è sempre un lieto fine.